Il colosso dell’ informatica IBM ha annunciato il taglio di
dieci-tredicimila posti di lavoro, il 4% della forza occupazionale.
L’ Europa, con quasi un terzo dei 319mila dipendenti, sarà il
continente su cui la scure dei tagli si abbatterà maggiormente come già
accaduto due mesi fa con il licenziamento in Svezia di 500 dipendenti (9%
del totale ) e la chiusura di cinque filiali.
La decisione non era inaspettata visti i risultati del bilancio -
molto al di sotto delle aspettative di Wall-Street - del primo trimestre
dell’anno pubblicati il 14 aprile. Gia allora, infatti, l’amministratore
delegato dell’azienda Sam Palmisano aveva promesso misure drastiche in
Europa dove che l’azienda aveva avuto un crollo delle vendite
soprattutto in Francia, Germania e Italia.
Oltre alle vendite, hanno tradito le previsioni il minor numero di
commissioni ricevute per i servizi di consulting
che sono ormai il core-business
dopo la vendita della divisione computer alla cinese Levoto.
Nel vecchio continente la strategia si sviluppa su due piani. Da
una parte prevede il ridimensionamento di numerose sedi nazionali
licenziando diversi manager, dall’altra
l’aumento dei punti di assistenza e di vendita per migliorare i
rapporti con i clienti.
IBM, che l’anno scorso ha raggiunto i 96 miliardi di entrate, ha
previsto oneri straordinari compresi tra 1,3 e 1,7 miliardi di dollari per
coprire i costi della riorganizzazione, spese che verranno contabilizzate
nel corso del secondo trimestre dell’anno.
La notizia, diffusa dopo la chiusura della borsa, ha fatto aumentare il
valore del titolo dell’1% fino a sfiorare i 78 dollari nel dopo mercato.
Una magra consolazione per gli azionisti che dall’inizio dell’anno hanno
perso il 22% del valore delle loro azioni.
(m.arseni@momentosera.com)