Considerati i rapporti vacillanti tra
Stati Uniti ed Europa, il viaggio del mese scorso di Colin Powell nel
vecchio continente, l’ultimo da Segretario di Stato, è stato un vero
successo.
I regali, gli applausi spontanei, i saluti calorosi da parte dei Ministri
degli esteri dei vari paesi visitati testimoniano la rinnovata stima e
la convinzione da parte di buona parte degli europei che le idee di
Powell siano state controcorrente all’interno dell’amministrazione.
A pochi giorni dal passaggio del testimone tra Powell e Condi Rice,
appare molto difficile che la signorina dell’Alabama possa ricevere lo
stesso trattamento da parte dei suoi omologhi europei.
Ambiziosi e con una personalità debordante entrambi, hanno stili,
abilità ed esperienze del tutto differenti. Powell, cresciuto ad Harlem
in una famiglia di immigrati giamaicani è riuscito ad emergere ed a
farsi conoscere negli ambienti di Washington grazie ad una carriera
militare lunga e piena di successi.
Non le caserme, ma le aule universitarie invece nel passato di Condi
Rice. Figlia di una famiglia relativamente benestante del sud, grande
appassionata di musica, è già stata rettore della prestigiosa Stanford
University negli anni novanta, esperta di questioni russe con
Bush padre e Consigliere per la Sicurezza Nazionale per George W.
Dopo la cerimonia di inaugurazione del 22 gennaio e la ratifica del
suo incarico da parte del Senato, la Rice lascerà dopo quatto anni la
Casa Bianca, vissuti nel ruolo di ombra del presidente, e andrà a
dirigere un Ministero da otto miliardi di dollari di budget, in cui
lavorano trentamila dipendenti.
Sono diversi gli analisti e i politici della vecchia guardia a
sostenere che il nuovo incarico potrebbe portare la Rice ad allontanarsi
dalle posizioni del presidente.
Secondo Zbigniew Brzezinski, Consigliere per la Sicurezza Nazionale
con Carter, in soli sei mesi i rapporti tra il Presidente ed il
nuovo volto dell’America all’estero cambieranno notevolmente anche a
causa della lontananza fisica tra i due.
Per Judith Kipperr, invece, esperta di medioriente per il
Council of Foreign Relations di Washington, la Rice ascolterà le idee
dei vari leader che incontrerà durante i suoi incontri in giro per il
mondo e consegnerà questo bagaglio di esperienze al Presidente cercando
di alimentare dibattiti e confronti all’interno della Casa Bianca.
C’è poi il capitolo Iraq. Per quattro anni la Rice è stata l’alter
ego di Bush nella pianificazione delle strategie per la sicurezza
nazionale e nel sostenere la dottrina della guerra preventiva per
invadere l’Iraq.
Toccherà ora alla Commissione Affari Esteri del Senato - che dovrà
ratificare il suo incarico - incalzarla con domande sul mancato successo
del conflitto in Iraq, sull’assenza di una chiara strategia di uscita
dal paese e sugli errori dell’intelligence nel non prevedere prima
dell’11 settembre il pericolo Al - Qaida.
A pochi giorni della decisione presa dall’amministrazione Bush di
terminare la ricerca - fino ad ora senza risultati - delle armi di
distruzione di massa, la Rice dovrà anche spiegare il suo appoggio
incondizionato all’invasione irachena provato da frasi come "Non
vogliamo che la pistola fumante diventi nuvola atomica",
pronunciata nel settembre 2002, pochi mesi prima dell’inizio del
conflitto.
Le prossime elezioni in Iraq, i programmi atomici di Iran e Corea del
Nord, il rapido sviluppo economico e militare della Cina, i rapporti con
la Russia di Putin sono invece le questioni più importanti dell’agenda
politica del primo Segretario di Stato di colore nella storia americana.
Dovremo aspettare le prime mosse per capire se Condi vorrà
affrontare alcuni problemi (Iraq, Iran, Corea) col piglio deciso del duo
Bush - Cheney o se, invece, cercherà di seguire la via intrapresa dal
suo predecessore, usando la diplomazia per riavvicinare gli Stati Uniti
a quella parte della comunità internazionale che negli ultimi quattro
anni si è gradualmente allontanata da Washington.
21 gennaio 2005