"Four more years", urlavano i
supporter repubblicani durante la campagna elettorale.
Il Presidente G. W. Bush ha esaudito il loro desiderio: sarà
per " altri quattro anni " l’inquilino della Casa Bianca.
Accettando la resa dello sfidante John Kerry e promettendo ad
una nazione divisa una "stagione di speranza" il presidente ha
ufficializzato la vittoria con un discorso al Ronald Reagan Federal
Building di Washington - a pochi isolati dalla Casa Bianca - di
fronte a circa diecimila sostenitori in delirio.
Nel suo discorso, l’ex governatore del Texas ha illustrato le linee
guida per i prossimi quattro anni e si è rivolto direttamente ai
cinquantasei milioni di americani che hanno votato per Kerry promettendo
di "fare tutto il possibile per meritare il loro supporto".
Ha ringraziato tutti i volontari, lo staff elettorale ed in
particolare "l’architetto" Karl Rove, geniale
stratega e principale artefice della vittoria.
Poche ore prima, a Boston, John Kerry , riconoscendo la sconfitta, ha
usato gli stessi toni conciliatori: "Dobbiamo lavorare insieme per
il bene del nostro paese".
La vittoria di Bush, che è stata ritardata per l’incertezza sui
risultati in Ohio, ha tutte le caratteristiche di un trionfo:tre milioni
e mezzo di elettori in più rispetto allo sfidante, record di preferenze
per un presidente (59 milioni) e maggioranza assoluta con il 51 % dei
consensi.
Bush ha conquistato 31 Stati pari a 282 grandi elettori contro 252 di
Kerry che ha prevalso soprattutto in quelli che si affacciano sull’Oceano
Pacifico - come la California - e sull’Atlantico come New York. Tra le
due coste, dominio quasi totale dell’elefantino repubblicano.
Bush è stato il primo presidente repubblicano dopo Calvin
Coolidge a rivincere le elezioni ed a guadagnare seggi sia al Senato
che alla Camera dei Rappresentanti.
Anche grazie a quest’ampia maggioranza potrà portare avanti tutte
le riforme avviate durante il primo mandato. Continuerà la lotta al
terrorismo e potrà nominare i nuovi giudici alla Corte Suprema.
3 novembre 2004