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SAN GALGANO: IL MITO, LA LEGGENDA!!!
testi e foto di Riccardo Zavatta



Pianta dell'Abbazia








San Galgano offre la spada All'Arcangelo Michele

 

 



 

 

 

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Le colline senesi. Una strada che sale dolcemente e ad ogni curva ci svela la sagoma lontana di un edificio antico. Cartina stradale alla mano dovremmo quasi essere arrivati alla nostra meta: l’eremo e l’abbazia di San Galgano (SI). I pochissimi cartelli segnaletici incontrati finora non ci sono stati di grande aiuto: ironia della sorte, l’ultimo tratto di strada ci è stato indicato da due cicloturisti tedeschi! Ancora una serie di curve e due camper che ci precedono svoltano su una stradina polverosa alla nostra sinistra. Ci siamo! L’emozione è molto forte; stiamo finalmente per visitare il luogo dove è nata la leggenda della spada nella roccia.

Una volta scesi dalla macchina, ci troviamo di fronte due gruppi distinti di edifici. Sopra una collinetta si trova un edificio a pianta rotonda con affiancata un’altra costruzione a pianta quadra. Alla destra, più in basse, i resti di una maestosa abbazia.

D’istinto ci dirigiamo verso quest’ultimo edificio. Prima di parlare dell’architettura e del paesaggio circostante, è opportuno fare una panoramica storica ed introdurre la mitica figura di San Galgano.

San Galgano, il cui vero nome era Galgano Guidotti, nacque nel borgo di Chiusino , un piccolo centro molto vicino all’abbazia. La storia del santo è un misto di leggenda e di verità storiche.

Contemporaneo di San Francesco ebbe una vita molto simile al famoso fraticello d’ Assisi: spensieratezza ed amori libertini caratterizzarono la sua giovinezza, fino al momento in cui si rese conto di non avere un preciso scopo nella sua vita di cavaliere. Iniziò quindi la sua nuova vita da eremita nel 1180: la leggenda narra che in sogno gli fosse apparso l’Arcangelo Michele indicandogli la via da seguire.

Schernito dagli altri cavalieri per la scelta fatta, conficcò in una roccia davanti alla sua capanna da eremita la sua spada di cavaliere. Per i cavalieri medievali la spada conficcata nel terreno simboleggiava la croce, massimo segno di fede. Per San Galgano, forse, rappresentava il rifiuto del codice cavalleresco e la supremazia della pace e della fede.

Gli abitanti dei borghi limitrofi visitavano spesso il santo per chiedergli consiglio. Anche i lupi, proprio come con San Francesco, facevano tappa alla capanna dell’eremita.

Dopo solo un anno di vita solitaria morì, a soli 33 anni.

La struttura di pianta circolare è la prima costruzione che fu edificata sui resti della capanna di San Galgano. I lavori iniziarono poco dopo la morte del santo e terminarono nel 1185. Il mausoleo nacque con l’intento di custodire sia la tomba del santo che la spada conficcata nella roccia.

LA struttura esterna ricorda famosi edifici della Roma classica: il Pantheon e la tomba di Cecilia Metella  sulla Via Appia.

La pietra bianca si alterna con i mattoni rossi, creando un effetto cromatico molto particolare. Nel corso dei secoli XIII e XIV furono aggiunti il portico ed il fabbricato a pianta quadrata con il campanile. Il monastero fu abitato dai monaci cistercensi dell’Abbazia di Calamari in Ciociaria.

L’interno dell’edificio, più conosciuto con il nome di Rotonda di MOntesiepi, è veramente suggestivo: al centro della cappella si può ammirare la spada nella roccia; è stata proprio la curiosità di poter ammirare questo reperto che ci ha spinto fino qui! A pochi passi c’è ancora la pietra dove il santo era solito riposare. La cupola, che ricorda anch’essa monumenti classici, è caratterizzata dalla cromia dei materiali utilizzati che attraverso una serie di cerchi verso l’alto creano una spirale ascendente. Sembra quasi un calice rovesciato, forse a ricordo del Santo Graal! Molto pittoreschi anche gli effetti creati dalla luce che filtra attraverso quattro monofore e la porta centrale.

L’ abbazia, sottostante al monastero, fu costruita nei primi anni del XII sec. . E’ la prima abbazia cistercense costruita in Toscana. La chiesa è a croce latina con tre navate. La lunghezza è di 72 metri e la larghezza complessiva è pari a 24 metri. Termina con un abside a forma quadrata.

Nel 1768 crollarono sia il tetto che il campanile, lasciando la struttura con la caratteristica forma a “cielo aperto”. L’unica parte rimasta intatta è la sala capitolare, ove i monaci erano soliti riunirsi.

L’atmosfera che aleggia in questi luoghi è veramente suggestiva; mi aspettavo da una momento all’altro di veder sbucare da dietro una delle tante colonne, fratello Cadfalel, il famoso protagonista di tanti gialli medievali della scrittrice Ellis Peters (un autore tra i miei preferiti)!

Dietro all’edificio c’è un grande prato, molto ben curato: gli  amanti dei pic-nic farebbero molto bene a partire con il cesto ben fornito di vivande...

Arrivederci al prossimo appuntamento !