|
Le
colline senesi. Una strada che sale dolcemente e ad ogni curva ci svela la
sagoma lontana di un edificio antico. Cartina stradale alla mano dovremmo
quasi essere arrivati alla nostra meta: l’eremo e l’abbazia di San
Galgano (SI). I pochissimi cartelli segnaletici incontrati finora non ci
sono stati di grande aiuto: ironia della sorte, l’ultimo tratto di strada
ci è stato indicato da due cicloturisti tedeschi! Ancora una serie di curve
e due camper che ci precedono svoltano su una stradina polverosa alla nostra
sinistra. Ci siamo! L’emozione è molto forte; stiamo finalmente per
visitare il luogo dove è nata la leggenda della spada
nella roccia.
Una
volta scesi dalla macchina, ci troviamo di fronte due gruppi distinti di
edifici. Sopra una collinetta si trova un edificio a pianta rotonda con
affiancata un’altra costruzione
a pianta quadra. Alla destra, più in basse, i resti di una maestosa
abbazia.
D’istinto
ci dirigiamo verso quest’ultimo edificio. Prima di parlare
dell’architettura e del paesaggio circostante, è opportuno fare una
panoramica storica ed introdurre la mitica figura di San Galgano.
San
Galgano, il cui vero nome era Galgano Guidotti, nacque
nel borgo di Chiusino , un piccolo centro molto vicino all’abbazia. La
storia del santo è un misto di leggenda e di verità storiche.
Contemporaneo di San
Francesco ebbe una vita molto simile al famoso “fraticello d’ Assisi”: spensieratezza ed amori libertini
caratterizzarono la sua giovinezza, fino al momento in cui si rese conto di
non avere un preciso scopo nella sua vita di cavaliere. Iniziò quindi la
sua nuova vita da eremita nel 1180: la leggenda narra che in sogno gli fosse apparso
l’Arcangelo Michele indicandogli la via da seguire.
Schernito
dagli altri cavalieri per la scelta fatta, conficcò in una roccia davanti
alla sua capanna da eremita la sua spada
di cavaliere. Per i cavalieri medievali la spada conficcata nel terreno
simboleggiava la croce, massimo segno di fede. Per San Galgano, forse,
rappresentava il rifiuto del codice cavalleresco e la supremazia della pace
e della fede.
Gli
abitanti dei borghi limitrofi visitavano spesso il santo per chiedergli
consiglio. Anche i lupi, proprio come con San Francesco, facevano tappa alla
capanna dell’eremita.
Dopo
solo un anno di vita solitaria morì, a soli 33 anni.
La
struttura di pianta circolare è la prima costruzione che fu edificata sui
resti della capanna di San Galgano. I lavori iniziarono poco dopo la morte
del santo e terminarono nel 1185. Il mausoleo
nacque con l’intento di custodire sia la tomba del santo che la spada
conficcata nella roccia.
LA
struttura esterna ricorda famosi edifici della Roma classica: il Pantheon e la tomba
di Cecilia Metella sulla
Via Appia.
La
pietra bianca si alterna con i mattoni rossi, creando un effetto cromatico
molto particolare. Nel corso dei secoli XIII e XIV furono
aggiunti il portico ed il fabbricato a pianta quadrata con il campanile. Il
monastero fu abitato dai monaci cistercensi dell’Abbazia di Calamari in
Ciociaria.
L’interno
dell’edificio, più conosciuto con il nome di Rotonda
di MOntesiepi, è veramente suggestivo: al centro della cappella si
può ammirare la spada nella roccia; è stata proprio la curiosità di poter
ammirare questo reperto che ci ha spinto fino qui! A pochi passi c’è
ancora la pietra dove il santo era solito riposare. La cupola, che ricorda
anch’essa monumenti classici, è caratterizzata dalla cromia dei materiali
utilizzati che attraverso una serie di cerchi verso l’alto creano una
spirale ascendente. Sembra quasi un calice rovesciato, forse a ricordo del
Santo Graal! Molto pittoreschi anche gli effetti creati dalla luce che
filtra attraverso quattro monofore e la porta centrale.
L’
abbazia,
sottostante al monastero, fu costruita nei primi anni del XII
sec. . E’ la prima abbazia cistercense costruita in Toscana. La
chiesa è a croce latina con tre navate. La lunghezza è di 72 metri e la
larghezza complessiva è pari a 24 metri. Termina con un abside a forma
quadrata.
Nel
1768
crollarono sia il tetto che il campanile, lasciando la struttura con la
caratteristica forma a “cielo aperto”. L’unica parte rimasta intatta
è la sala
capitolare, ove i monaci erano soliti riunirsi.
L’atmosfera
che aleggia in questi luoghi è veramente suggestiva; mi aspettavo da una
momento all’altro di veder sbucare da dietro una delle tante colonne, fratello
Cadfalel, il famoso protagonista di tanti gialli medievali della
scrittrice Ellis Peters (un autore
tra i miei preferiti)!
Dietro
all’edificio c’è un grande prato, molto ben curato: gli
amanti dei pic-nic farebbero molto bene a partire con il cesto ben
fornito di vivande...
Arrivederci al prossimo appuntamento !
|