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“…c’è
qualcosa d’inquietante a Vulci,
qualcosa di molto bello…”
D.H.
LAWRENCE |
Chi dovesse trovarsi a percorrere la
Via Aurelia, in zona Montalto di
Castro (VT), e avesse a
disposizione un paio d’ore, potrebbe cogliere l’occasione al volo e
passare per Vulci. Infatti, il sito archeologico dista solamente pochi
chilometri dall’Aurelia ed è facilmente raggiungibile (questa volta si
incontrano numerose indicazioni lungo la strada!).
Appena arrivati ci si trova davanti
un complesso medievale ottimamente conservato; il castello
di Vulci, detto della
Badia (o dell’Abbadia) è risalente al XIII secolo.Si tratta di una possente
costruzione a pianta trapezoidale di notevoli dimensioni. Il suo colore,
tra il grigio scuro ed il nero, che lo fa risaltare nettamente sulla
campagna circostante, è dato dal materiale usato per la costruzione: la
trachite. Delle originarie cinque torri a pianta quadrata oggi ne rimane
solamente una. Il castello è protetto su un lato da un largo fossato
mentre per il resto del perimetro si affaccia a strapiombo sul fiume
Fiora.
Dal 1975, il castello è sede del Museo Archeologico Nazionale di Vulci. Al suo interno sono custoditi
oggetti provenienti sia dagli scavi archeologici dell’antico abitato di
Vulci che da altre città e necropoli vicine. E’ possibile ammirare
interi corredi funerari, splendidi buccheri, frammenti di vario genere ed
ex-voto (anche gli etruschi avevano l’usanza di donare agli dei degli
oggetti simbolici per ringraziarli della grazia ricevuta…). Ci sono
anche alcuni strumenti utilizzati dai “tombaroli” (…specialisti
dello svuotamento illegale delle tombe…) per aprire le tombe che
vengono poi letteralmente saccheggiate! Il museo è aperto tutti i giorni,
tranne il lunedì, dalle ore 8.30 alle ore 19.30 (la biglietteria chiude
un’ora prima). Il suo ingresso è situato all’intersezione della cinta
muraria con il famosissimo “Ponte
della Badia” .
Il
Ponte è d’origine etrusca
ed in epoca romana fu ampliato e rafforzato: furono costruiti nuovi
pilastri in travertino. Nel medioevo fu ricostruita la parte superiore con
la caratteristica schiena d’asino fiancheggiata da altri parapetti.
L’altezza massima è di circa 30 metri. Questo ponte è stato
immortalato in numerosi film sia italiani che esteri, come ad esempio
nello spassosissimo “L’armata
Brancaleone” (vedi recensione di Massimo Fontana …).
Al momento il ponte è in fase di
restauro, poiché la struttura
presenta dei punti di cedimento. Speriamo che con quest’intervento si
riesca ad evitare a questo reperto millenario di fare la stessa fine
dell’acquedotto romano (sito sulla Via Castrense a pochi chilometri di
distanza) andato distrutto qualche anno fa durante un nubifragio e mai più
ricostruito o tutelato in qualche modo.
Il castello è quasi una porta di
accesso alla vasta zona archeologica di Vulci che, pur trovandosi
all’interno del Comune di Canino è
amministratala una società privata controllata dal Comune di Montalto di Castro (a tale proposito è interessante
l’articolo intitolato “ Lo
scippo di Vulci “ pubblicato
sul sito dell’ Associazione ONLUS “CANINO INFO”).
Questa zona è ricca di reperti dai
quali si è potuto tracciare
il cammino della civiltà vulcente. L’origine risale circa al IX sec.
a.C. e con il passare del tempo, intorno al VII-VI sec. a.C. divenne uno
dei centri più importanti dell’Etruria. Il suo benessere derivava dalla
vicinanza con la costa, a cui era facile arrivare grazie al fiume Fiora.
La sua posizione le permise di diventare un polo mercantile di primo piano
nella commercializzazione del ferro estratto dalle miniere del Monte
Amiata.
Nel III sec. a.C. Vulci fu sconfitta
da Roma e, come conseguenza, perse la sua posizione di centro di scambi
per trasformarsi in un modesto centro agricolo.
Vulci fu anche sede vescovile fino al
IX sec. Nel X la città fu invasa dai Saraceni che, dopo una battaglia
durissima, distrussero l’abitato.
Nell’area archeologica ci sono
resti sia di origine etrusca che romana. E’ un piacere passeggiare lungo
il “decumano” ed ammirare
quello che rimane di una
fastosa civiltà. Sembra quasi di avvertire la presenza degli antichi
abitanti tra le pietre degli scavi. Molto suggestiva è anche la visita ai
limitrofi monumenti funerari della “Cuccumella” e la “Tomba
di Francois”. Quest’ultima è la più famosa della zona e fu
scoperta nel 1857 da due archeologi francesi (prende, infatti, il nome da
uno dei due scopritori).
E’ una meta che consiglio
caldamente sia per la bellezza dei luoghi sia per l’ottimo collegamento
con le principali arterie stradali.
Non rimane che augurarvi
"Buon Viaggio” !
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