VULCI: il complesso della BADIA
testi e foto di Riccardo Zavatta

Vulci

 

 

 

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LA TOMBA FRANÇOIS

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Mappa del sito

 

“…c’è qualcosa d’inquietante a Vulci,
qualcosa di molto bello…”

D.H. LAWRENCE

Chi dovesse trovarsi a percorrere la Via Aurelia, in zona Montalto di Castro (VT), e avesse a disposizione un paio d’ore, potrebbe cogliere l’occasione al volo e passare per Vulci. Infatti, il sito archeologico dista solamente pochi chilometri dall’Aurelia ed è facilmente raggiungibile (questa volta si incontrano numerose indicazioni lungo la strada!).

Appena arrivati ci si trova davanti un complesso medievale ottimamente conservato; il castello di Vulci, detto della Badia (o dell’Abbadia) è risalente al XIII secolo.Si tratta di una possente costruzione a pianta trapezoidale di notevoli dimensioni. Il suo colore, tra il grigio scuro ed il nero, che lo fa risaltare nettamente sulla campagna circostante, è dato dal materiale usato per la costruzione: la trachite. Delle originarie cinque torri a pianta quadrata oggi ne rimane solamente una. Il castello è protetto su un lato da un largo fossato mentre per il resto del perimetro si affaccia a strapiombo sul fiume Fiora.

Dal 1975, il castello è sede del Museo Archeologico Nazionale di Vulci. Al suo interno sono custoditi oggetti provenienti sia dagli scavi archeologici dell’antico abitato di Vulci che da altre città e necropoli vicine. E’ possibile ammirare interi corredi funerari, splendidi buccheri, frammenti di vario genere ed ex-voto (anche gli etruschi avevano l’usanza di donare agli dei degli oggetti simbolici per ringraziarli della grazia ricevuta…). Ci sono anche alcuni strumenti utilizzati dai “tombaroli” (…specialisti dello svuotamento illegale delle tombe…) per aprire le tombe che vengono poi letteralmente saccheggiate! Il museo è aperto tutti i giorni, tranne il lunedì, dalle ore 8.30 alle ore 19.30 (la biglietteria chiude un’ora prima). Il suo ingresso è situato all’intersezione della cinta muraria con il famosissimo “Ponte della Badia” .

Il Ponte  è d’origine etrusca ed in epoca romana fu ampliato e rafforzato: furono costruiti nuovi pilastri in travertino. Nel medioevo fu ricostruita la parte superiore con la caratteristica schiena d’asino fiancheggiata da altri parapetti. L’altezza massima è di circa 30 metri. Questo ponte è stato immortalato in numerosi film sia italiani che esteri, come ad esempio nello spassosissimo “L’armata Brancaleone” (vedi recensione di Massimo Fontana …).

Al momento il ponte è in fase di restauro, poiché la struttura presenta dei punti di cedimento. Speriamo che con quest’intervento si riesca ad evitare a questo reperto millenario di fare la stessa fine dell’acquedotto romano (sito sulla Via Castrense a pochi chilometri di distanza) andato distrutto qualche anno fa durante un nubifragio e mai più ricostruito o tutelato in qualche modo.

Il castello è quasi una porta di accesso alla vasta zona archeologica di Vulci che, pur trovandosi all’interno del Comune di Canino è amministratala una società privata controllata dal Comune di Montalto di Castro (a tale proposito è interessante l’articolo intitolato “ Lo scippo di Vulci  pubblicato sul sito dell’ Associazione ONLUS “CANINO INFO”).

Questa zona è ricca di reperti dai quali si è potuto tracciare il cammino della civiltà vulcente. L’origine risale circa al IX sec. a.C. e con il passare del tempo, intorno al VII-VI sec. a.C. divenne uno dei centri più importanti dell’Etruria. Il suo benessere derivava dalla vicinanza con la costa, a cui era facile arrivare grazie al fiume Fiora. La sua posizione le permise di diventare un polo mercantile di primo piano nella commercializzazione del ferro estratto dalle miniere del Monte Amiata.

Nel III sec. a.C. Vulci fu sconfitta da Roma e, come conseguenza, perse la sua posizione di centro di scambi per trasformarsi in un modesto centro agricolo.

Vulci fu anche sede vescovile fino al IX sec. Nel X la città fu invasa dai Saraceni che, dopo una battaglia durissima, distrussero l’abitato.

Nell’area archeologica ci sono resti sia di origine etrusca che romana. E’ un piacere passeggiare lungo il “decumano” ed ammirare quello che rimane  di una fastosa civiltà. Sembra quasi di avvertire la presenza degli antichi abitanti tra le pietre degli scavi. Molto suggestiva è anche la visita ai limitrofi monumenti funerari della “Cuccumella” e la “Tomba di Francois”. Quest’ultima è la più famosa della zona e fu scoperta nel 1857 da due archeologi francesi (prende, infatti, il nome da uno dei due scopritori).

E’ una meta che consiglio caldamente sia per la bellezza dei luoghi sia per l’ottimo collegamento con le principali arterie stradali.

Non rimane che augurarvi "Buon Viaggio” !