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Nucleare, al Senato arriva ok a stop centrali

Romani: «Referendum superato. Sul nucleare verifica europea. Rinvio a dopo chiarimento Ue su sicurezza». Sì del Senato. I referendari: vogliono solo evitare sconfitta

 Il governo ha deciso di fermare il programma
 nucleare e ha inserito nella moratoria già pre-
 vista nel decreto legge Omnibus l’abrogazio-
 ne di tutte le norme previste per la realizza-
 zione delle centrali nel Paese. Per Bersani è
 «una vittoria», ma per i promotori della con-
 sultazione è solo una manovra per bloccare i
 quesiti referendari sulla giustizia.

La decisione di Palazzo Chigi dovrebbe portare al superamento del referendum sul ritorno all’atomo in calendario il 12-13 giugno. Il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, sottolinea comunque che la ricerca sul nucleare «deve andare avanti» anche se l’Italia ha deciso di sospendere il suo ingresso nella produzione di energia. «La ricerca è indipendente dalla scelta del nostro Paese di entrare o meno nel nucleare. Del resto siamo un paese circondato da centrali nucleari. Il caso del Giappone ci ha imposto una riflessione sulle centrali, ma la ricerca deve andare avanti», ha sottolineato Prestigiacomo.

La decisione scatena l’opposizione. Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, rivendica come una vittoria dell’opposizione la decisione del governo di rinunciare alla costruzione delle centrali nucleari. «Il governo con ogni evidenza scappa dalle sue stesse decisioni», ha detto il leader dei democratici. Bersani ha preannunciato che mercoledì presenterà un’interrogazione al governo sulle energie rinnovabili. Secondo i Verdi, però, il governo non ha cambiato idea sul nucleare. «Lo stop non è per convinzione, ma per paura e necessità: paura di perdere le elezioni amministrative e di venire travolto dal referendum del 12 e 13 giugno che avrebbero portato anche alla completa abrogazione della legge sul legittimo impedimento», ha spiegato il presidente nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli.

Di tutt’altro tenore il commento del leader Idv Antonio Di Pietro. In una conferenza stampa a Montecitorio dichiara: «L’ennesima truffa del governo agli italiani. Se il governo avesse deciso di rinunciare al nucleare non potremmo che essere felici. Invece con questo emendamento si dice soltanto che si posticipa l’individuazione delle località in cui realizzare le centrali. Non giochiamo a fare i furbi. È evidente che l’esecutivo ha capito che la partita referendaria è persa e la vuole far finire prima del tempo. A Queste condizioni noi non ci stiamo. Siamo disposti a chiudere la partita solo se con una legge abrogativa si dirà chiaramente che si rinuncia al nucleare come piano di acquisizione energetica».

La decisione è poi ratificata dal Senato. L'Aula di Palazzo Madama ha infatti approvato con il sì della maggioranza e il no di Pd e Idv l'emendamento del governo al decreto Omnibus che abroga le norme necessarie per la realizzazione di centrali nucleari in Italia. L' emendamento ha sostituito la richiesta di moratoria di un anno e sancisce l'abbandono del piano energetico nucleare definito nella legge del 2009. Il referendum sul nucleare «è superato» e un'eventuale vittoria degli antinuclearisti avrebbe avuto come effetto «di escludere l'Italia dalla possibilità di intervenire con autorevolezza nel dibattito europeo sull'evoluzione della strategia per l'atomo», è il commento del ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, intervenendo al Senato per spiegare i motivi della decisione del governo di bloccare temporaneamente le norme necessarie alla costruzione delle centrali nucleari. Romani, nel pomeriggio di mercoledì, sempre al Senato, ha precisato che «l'emendamento abroga tutte le norme oggetto del quesito referendario», sull'abrogazione delle norme necessarie per la realizzazione di centrali nucleari in Italia. «I cittadini sarebbero stati chiamati a scegliere fra poche settimane fra un programma di fatto superato o una rinuncia definitiva sull'onda d'emozione assolutamente legittima ma senza motivi di chiarezza», aveva detto Romani n mattinata. «Il quadro di compatibilità nucleare in Italia potrà essere chiaro solo dopo» la riflessione in atto in Europa dopo l'incidente di Fukushima. «Questo è già un motivo ampiamente sufficiente per rinunciare oggi all'impostazione data nel 2009 e a rinviare una decisione così importante al chiarimento complessivo in sede europea». L'Italia dovrà lavorare per «il nuovo nucleare europeo. Tre sono i punti che dovrà prevedere il nuovo programma: la partecipazione nella costruzione dei nuovi standard Ue, la partecipazione a una filiera industriale e uno sforzo scientifico per il nuovo nucleare dell'energia».

20-04-2011


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