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«Toccare l'art. 18? Forse già a marzo...»

Il premier Monti rilancia: «Allontana investimenti. Non so se lo riformeremo ma è da considerare». Sul posto fisso monotono ora abbozza: «Per me valore positivo»

 «Stiamo vedendo al tavolo sulla riforma del
 lavoro come si può contemperare la garanzia
 del rispetto di certi diritti del singolo lavora-
 tore con forme che non scoraggino le impre-
 se dall'assumere maggiormente e dobbiamo
 anche compararci con il piano internaziona-
 le». Così il presidente del Consiglio Monti tor-
 na a parlare dell’articolo 18.

Il capo dell’esecutivo, sulla questione del lavoro e delle prospettive per le nuove generazioni, ha partecipato ad un videoforum con Repubblica.it, affrontando appunto alcuni dei temi caldi del momento. In particolare il Professore non si lascia sfuggire l’occasione per correggere il tiro sul quel posto fisso definito «monotono» e che gli è costato critiche diffuse. «Una frase come quella, presa fuori dal contesto, può prestarsi a un equivoco» ha precisato il presidente del consiglio. Che ha poi precisato: «Se intendiamo per fisso un posto che ha una stabilità e tutele, certo è un valore positivo. La mia frase serviva a dire che i giovani devono abituarsi all’idea di non avere un posto fisso per tutta la vita, come capitava alla mia generazione o a quelle precedenti, un posto stabile presso un unico datore di lavoro o con la stessa sede per tutta la vita o quasi». Meglio invece «abituarsi a cambiare spesso luogo o tipo di lavoro e Paese. Questo - sottolinea - non è da guardare con spavento, come una cosa negativa. Gli italiani e i giovani hanno in genere troppa diffidenza verso la mobilità e il cambiamento». «Avere la sfida del cambiamento di lavoro nel corso della propria vita è una cosa positiva, è una cosa che stimola, per arrivare a dare un lavoro ai giovani bisogna tutelare un po' meno chi è già molto tutelato, quasi blindato nella cittadella, mentre c’è chi si trova quasi in una situazione di schiavitù, in una forma estrema di precariato», ha quindi dichiarato il premier, il quale ha comunque ribadito l’intenzione di mettere mano al più presto alla riforma complessiva del mercato del lavoro, ivi compreso l’articolo 18 considerato una rigidità che, così come viene applicato oggi, «scoraggia» gli investimenti e, di conseguenza, la crescita e la stessa occupazione.

Monti non ha poi eluso il tema dell’articolo 18: «Stiamo vedendo al tavolo sulla riforma del lavoro come si può contemperare la garanzia del rispetto di certi diritti del singolo lavoratore con forme che non scoraggino le imprese dall'assumere maggiormente e dobbiamo anche compararci con il piano internazionale». L’articolo 18, ha aggiunto, è «centrale nella discussione nel senso che è uno dei temi e siccome in passato per gli uni era la punta di una spada offensiva, per altri centro di scudo difensivo, e sembrava la contrapposizione tra Orazi e Curiazi. Il nostro scopo è passare dai simboli e i miti alla realtà». La riforma del mercato del lavoro è «un mosaico, non bisogna precludersi di usare ogni tessera». Monti ha anche indicato per «fine marzo il termine che il governo si è dato per varare la riforma».

03-02-2012


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