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«È collasso, servono magistrati»
Anno giudiziario, allarme da Milano del Procuratore generale di Milano Roberto Alfonso per l'inaugurazione dell'Anno giudiziario: gravi infiltrazioni mafiose in Fiera
La giustizia è «al collasso». L’allarme viene lanciato dal Procuratore generale di Milano Roberto Alfonso nell’ambito della sua relazione per l’inaugurazione dell’Anno giudiziario. Pur «apprezzando davvero gli sforzi del Ministro della Giustizia Orlando», continua Alfonso, così «stando le cose, l'Amministrazione della giustizia resta al collasso» per le «vacanze degli organici del personale amministrativo».
Alfonso, interventuto in occasione dell'inaugurazione dell'Anno giudiziario alla presenza del ministro dell'Interno Marco Minniti, della presidente della Commissione parlamentare antimafia Rosi Bindi, del sottosegretario alla Giustizia, Gennaro Migliore e del comandante generale dell'Arma dei Carabinieri Tullio Del Sette, invoca poi «un intervento urgente e serio del Governo affinché esso adotti tutti i provvedimenti necessari per il buon funzionamento della Giustizia». E attacca: le infiltrazioni di una «organizzazione criminale», che avrebbe agito per «agevolare l'associazione mafiosa denominata Cosa Nostra, nei lavori di Fiera Milano spa sono un fatto «assai grave per la città di Milano».
Ma non solo. Alfonso, nella sua relazione, sottolinea che pur apprezzando «davvero gli sforzi» del ministro della Giustizia, «non si può non osservare che, a fronte di una crisi ormai cronica della giustizia, tutto ciò che rimane è un bando di concorso per l'assunzione di 800 assistenti giudiziari». Ossia, «meno del 10% delle vacanze degli organici del personale amministrativo». E il mancato «adempimento agli obblighi imposti al Ministro della Giustizia dall'art. 110 Costituzione (in cui si dice che spetta al Ministro «l'organizzazione e il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia», ndr) non consente al sistema di rispondere adeguatamente alle esigenze del cittadino; rallenta le aspettative delle imprese; non rende competitivo il Paese; non consente di uniformarsi al dettato costituzionale della ragionevole durata del processo; rende difficoltoso il rispetto del principio dell'obbligatorietà dell'azione penale per l'inadeguatezza delle risorse».
Per Alfonso il «malfunzionamento della giustizia ha instaurato un rapporto anomalo fra Stato e Cittadino», da qui l'invocazione di «un intervento urgente e serio del Governo» per dare «al cittadino la speranza che i suoi diritti siano riconosciuti in tempi ragionevoli». E nel momento in cui «si spegne la Giustizia e si spezza il rapporto di Fiducia fra istituzioni e cittadino, condizioni minime di convivenza civile, si mette a rischio la stessa libertà di un Paese e la sua democrazia». |
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28-01-2017
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