Battisti ammette i 4 omicidi: «Chiedo scusa»
L’ex terrorista, che finora si era detto innocente, ha ammesso la sua responsabilità per i 4 omicidi, i 3 ferimenti e le molte rapine dei Proletari armati per il comunismo (Pac)
Cesare Battisti, interrogato in carcere dal pm Alberto Nobili, titolare del pool antiterrorismo di Milano sabato scorso, ha ammesso di avere commesso i 4 omicidi che gli sono stati imputati. La circostanza è stata confermata dal procuratore capo di Milano Francesco Greco in una conferenza stampa. «Era guerra, ora chiedo scusa», avrebbe detto.
Il magistrato ha dichiarato che il terrorista dei Pac ha ammesso tutti gli addebiti e le sue responsabilità «in quattro omicidi» e nel ferimento di tre persone che sono state ferite alle gambe e in moltissime rapine fatte dalla formazione terroristica negli anni 70. Battisti sta scontando l’ergastolo nel carcere di oristano dopo essere stato catturato in Bolivia a febbraio. Era sempre sfuggito alla giustizia italiana trovando riparo prima in Francia e quindi in Brasile. L’ex presidente brasiliano Temer aveva concesso l’estradizione all’Italia. Battisti si era dichiarato innocente in merito ai reati che gli vengono contestati, sostenendo di essere stato ingiustamente accusato dai pentiti. Fino ad oggi aveva ammesso solo parzialmente la partecipazione ad alcuni episodi.
«Io parlo delle mie responsabilità, non farò i nomi di nessuno - avrebbe detto Battisti -. Quando ho ucciso per me era quella era una guerra giusta» ha aggiunto l'ex terrorista al pm. «Battisti non era mai stato interrogato prima - ha spiegato il pm Nobili - e ho avuto la sensazione di assistere a un rito liberatorio». Quella dell’ex terrorista dei Pac «è stata una scelta di campo di fronte a un passato che non ha rinnegato ma da cui adesso ha preso le distanze» anche se «quando aveva 22 anni gli sembrava una scelta giusta». «Mi rendo conto del male che ho fatto e chiedo scusa ai familiari» delle vittime» ha concluso Battisti. È un riconoscimento importantissimo al lavoro dei magistrati, una sorta di `onore delle armi´ per chi lo ha inquisito» ha concluso Nobili. |