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Il linguaggio narrativo nei racconti di Paolo Zardi

Seguire la scrittura di un autore vuol dire anche percepire la trasformazione, o forse trovare le radici.
Con la raccolta di racconti dal titolo “La gente non esiste” (pag. 207, euro 14,00) pubblicata dalla Neo editore, Paolo Zardi esce agilmente dal binario della narrazione distopica, quella del romanzo “XXI Secolo” che lo aveva portato tra i dodici finalisti del Premio Strega del 2015, seminando qui, con linguaggio diverso, il dramma morale, gli egoismi, la dimensione del tempo sospeso tra un satellite cinese e la domanda sull’esistenza di Dio, la piccola storia di un condominio costruito nei primi anni sessanta che, a sua volta, apre la strada a mille volti, quello dell’anziana donna ormai centenaria sempre sul punto di morire mentre i parenti cercano di rinchiuderla in un ospizio, e Marco che, dopo essere stato lasciato il giorno di Natale rimane imbrigliato nel ”gioco” dell’ “uomo giusto”, un gioco non solo di parole ma fatto di orgoglio sotterraneo, di ferite, di distanze, quando conosce Francesca che vive al secondo piano, alle prese con il “warming day”, una serata tra amici per festeggiare i tre anni dal giorno in cui era entrata nell’appartamento.

Zardi è scrittore di dettagli, fa entrare il lettore nello spaccato di vita quotidiana attraversando la storia di ogni singolo personaggio, che non è mai solo, ma dentro un’esistenza lacerata, straniante, un mondo tutto da interpretare e che, allo stesso tempo, lascia segnali, con oggetti, parole non dette, metafore disseminate lungo il percorso.

Sono ventisette i racconti, ma tutti sono legati da un filo conduttore, l’impressione di vivere in un mondo sospeso a metà, l’idea che davvero esiste una doppia dimensione relazionale, perché c’è un passato e un futuro che costringono il lettore a confrontarsi sulla vita che è altrove, in un dialogo, nel rumore di una porta o nel fruscio di un abbraccio, nella promessa, o tra le pagine di una rivista trovata nella sala d’aspetto di un dentista, o ancora attraverso una pecora elettrica comparsa da un libro di Philip Dick.

Dentro una cornice malinconica, Zardi indaga l’animo umano, ma non in maniera semplicistica, attraversando le linee del pensiero, soffermandosi con quel rigore proprio di uno scrittore che misura il mondo con la brevità del racconto, saltando tra differenti generazioni, esplorando il tema della felicità non più come diritto del singolo ma come dovere, attraverso una neolingua che svela il potere economico, perché imposta, generalizzata sulla piattaforma di Facebook, per poi passare a quella parola che crea connessione tra i morti e vivi, un dizionario che contiene parole come “angelo, anima, aldilà”. E per ciò stesso speciale, e forse contrapposto.

Senza costruire la trama di un unico romanzo, i racconti di Zardi contengono ambienti, sconfitte, come specchio di un clima morale, che direi sotterraneo, a tutto, e da scoprire.

Paolo Zardi vive a Padova. Per Neo Edizioni ha pubblicato la raccolta di racconti “Antropometria” (2010), “Il giorno che diventammo umani” (2013), il romanzo “XXI Secolo” (2015) finalista al Premio Strega e pubblicato in Spagna, il romanzo “La Passione secondo Matteo” (2016). Suoi i romanzi in ebook, “Il signor Bovary” (Intermezzi, 2014), “Il principe piccolo” e “La nuova bellezza”, entrambi per Feltrinelli Zoom, e i romanzi “La felicità esiste” (Alet, 2012) e “Tutto male finché dura” (Feltrinelli, 2018). Alcuni racconti sono apparsi in numerose antologie, e sono stati tradotti e pubblicati dalla rivista “Lunch Ticket” dell’Università di Antioch (Los Angeles). È da poco uscito un nuovo romanzo edito da Chiarelettere, “L’invenzione degli animali.”
Il suo blog è grafemi.wordpress.com.
Alberto Sagna
17-09-2019

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