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Gregoretti, sì del Senato al processo per Salvini

Sono almeno 150 i senatori favorevoli al procedimento penale in relazione alla vicenda dei 131 migranti, rimasti per 4 giorni sulla nave militare prima dello sbarco

Mercoledì, nell'aula del Senato, il voto che autorizza il processo nei confronti di Matteo Salvini, accusato di sequestro di persona aggravato per aver impedito per più di tre giorni lo sbarco di 116 persone tratte in salvo nel Mediterraneo centrale dalla nave della Marina militare Gregoretti.
 
Il sì al processo a Salvini sul caso Gregoretti arriva coi senatori della Lega fuori dall'aula. L'ordine del giorno presentato da FI e FdI per negare l'autorizzazione a procedere è stato respinto da M5s, Pd, Italia viva e Leu. Il numero dei favorevoli e dei contrari, sarà reso noto solo in serata: i senatori che non hanno partecipato alla votazione potranno infatti farlo fino al tardo pomeriggio comunicando il loro voto ai senatori Segretari. L'esito dello scrutinio (palese, perché il Regolamento del Senato non prevede in questi casi la possibilità di voto segreto) sarà ufficializzato solo allora. SAlvini sarà dunque processato per la vicenda dei 131 migranti, rimasti per 4 giorni sulla nave militare prima dello sbarco ad Augusta il 31 luglio 2019. «Non mi opporrò» ha detto lo stesso Salvini martedì sera riunendo il gruppo della Lega. «Lo faccio anche per i miei figli per dimostrare loro che papà non è un delinquente».

Nel suo intervento, al termine della discussione generale, Salvini ha esordito contestando il fatto che i banchi del governo fossero vuoti. Ma la presidente del Senato Elisabetta Casellati ha ricordato che «non era prevista la presenza dell'esecutivo». Poi il leader leghista ha aggiunto: «La difesa della patria è un sacro dovere, ritengo di aver difeso la mia patria, non chiedo un premio per questo ma se ci deve essere un processo che ci sia. In quell'aula non andrò a difendermi ma a rivendicare quello che, non da solo, ma collegialmente abbiamo fatto».

In mattinata, invece, Salvini ha preso posto ai banchi della Lega, tra Gian Marco Centinaio e Roberti Calderoli. «Pronto per intervenire in Senato, a testa alta e con la coscienza pulita di chi ha difeso la sua terra e la sua gente. "Se un uomo non è disposto a lottare per le proprie idee, o le sue idee non valgono nulla, o non vale nulla lui"», ha scritto su twitter citando una frase del poeta Ezra Pound. Presenti, ma non votanti i leghisti. Fino a ieri sera circolavano anche le ipotesi dell'astensione (che con il nuovo regolamento non è più un voto contrario) e dell'uscita dall'Aula. In Aula parlerà anche Giulia Bongiorno, ex ministro e mente legale del Carroccio, da sempre contraria a un posizione pro-processo della Lega che potrebbe poi influire sul dibattimento.
12-02-2020

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