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Lamorgese: «Troppo presto riaprire 3 aprile»

Allarme del ministro per il Sud in un'intervista a Repubblica: «Mettere soldi in tasca agli italiani». Timore di saccheggi: supermercati presidiati a Palermo

Il ministro del Sud Giuseppe Provenzano rilascia un’intervista a Repubblica in cui chiede di estendere il reddito di cittadinanza per fermare la possibile rivolta sociale nel Mezzogiorno e immagina una patrimoniale per mettere a posto i conti.

«Ho paura che le preoccupazioni che stanno attraversando larghe fasce della popolazione per la salute, il reddito, il futuro con il perdurare della crisi si trasformino in rabbia e odio. Ci sono aree sociali e territoriali fragili ed esposte a qualsiasi avventura. Il bilancio pubblico si deve prendere cura dell'intero tessuto sociale. E lo deve fare adesso». Sempre dall'intervista su Repubblica: «Con il Cura Italia abbiamo fatto molto, in pochi giorni la manovra di un anno. Ma ora dobbiamo mettere i soldi nelle tasche degli italiani a cui fin qui non siamo arrivati. Questa è la priorità del decreto di aprile. Così come va assicurata liquidità al sistema delle imprese per tenerlo in vita, bisogna tenere in vita la società. Liquidità anche per le famiglie, per chi ha perso il lavoro e non ha tutele». «In gioco c’è l’ossatura della democrazia. La polveriera sociale rimanda a una grande questione democratica. Viviamo giorni in cui per stato di necessità molte libertà sono compresse. Per ritrovarle dopo, dobbiamo affrontare le disuguaglianze anche nel momento dell’emergenza. Siamo entrati in questa crisi essendo già il Paese più diseguale d’Europa».

Sul reddito di cittadinanza quindi afferma: «Volevamo migliorarlo già prima del coronavirus, adesso diventa indispensabile. Rivedendo i vincoli patrimoniali, chi ha una casa familiare o dei risparmi in banca che non vuole intaccare oggi non può accedervi. Rafforzando il sostegno alle famiglie numerose. Rendendolo compatibile con il lavoro, per integrare il reddito se necessario. All'economia di sopravvivenza che non è solo al Sud, ma coinvolge anche autonomi, partite Iva proletarizzate, piccoli professionisti, occorre offrire una garanzia nella legalità».

Le parole di Provenzano arrivano anche dopo aver osservato i primi roghi di protesta. La Sicilia, in particolare, sembra già in sofferenza: a Palermo nei quartieri popolari in molti chiedono cibo, tanto che alcuni ipermercati sono presidiati dalle forze dell’ordine per paura dei saccheggi. La misura è stata adottata dopo che giovedì è andato in scena un tentato assalto a un supermarket. Una scena simile anche a Napoli.

Scenziati contro Matteo Renzi in mattinata, che sulle pagine di Avvenire chiede id considerare la possibilità che si possa riaprire le fabbriche prima di Pasqua e le scuole il 4 maggio. «Serve un piano per la riapertura e serve ora. Le fabbriche devono riaprire prima di Pasqua. Poi il resto. I negozi, le scuole, le librerie, le Chiese. Serve attenzione, serve gradualità. Ma bisogna riaprire», dice Renzi in nell'intervista. «Pensare di riaprire le scuole il 4 maggio è una follia e fare proclami in questo momento è sbagliato». Così l'epidemiolgo Pierluigi Lopalco, dell'università di Pisa e presidente del Patto trasversale per la Scienza (Pts). Per Gianni Rezza, direttore del dipartimento Malattie infettive dell'Istituto superiore di sanità (Iss), «non si può dire nulla non prima della fine del mese». «Dobbiamo essere cauti e dare illusioni se non abbiamo dati - rimarca invece il professor Lopalco - oggi abbiamo solo una flebile speranza in Lombardia ma ad esempio a Milano la situazione non è ancora sotto controllo. Come facciamo a riaprire le scuole se non lo abbiamo certezze. Non diamo false aspettavi e speranze».

Sulla questione interviene anche la ministra dell'Interno Luciana Lamorgese a “L'intervista” di Maria Latella su Sky Tg 24: «Se andiamo a vedere i dati di ieri, mi viene da pensare che la data del 3 aprile sia troppo ravvicinata per dire che verrà riaperto tutto: la situazione generale mi preoccupa molto». «La situazione - ha aggiunto - è seguita a vista e quindi le decisioni verranno prese man mano che la situazione sarà più tranquilla come numeri di decessi e contagi». «Questo è il momento in cui l'Europa deve dare un segnale di unità e solidarietà, perché il coronavirus ha colpito tutta l'Europa e non solo. Questo è il momento di prendere delle decisioni anche da un punto di vista economico e finanziario - ha aggiunto - di far sentire l'unità di un'Europa che tante volte, anche su altri versanti, non è stata del tutto solidale. Oggi abbiamo un'opportunità da non perdere, che è quella di essere tutti uniti per un solo fine». La solidarietà verso chi è in difficoltà «è una strada obbligata per lo Stato». Ma lo stesso Stato «ha come primo dovere quello di contrastare e perseguire qualsiasi comportamento illegale e che possa avere ricadute sulla sicurezza pubblica». Ad una domanda sulla possibilità di mettere presidi davanti a banche e supermercati. «Agiremo con fermezza - ha aggiunto - ma anche comprendendo il momento di difficoltà».
28-03-2020


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