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119.827 contagi, 14.681, 19.758 guariti

Si aggrava bilancio dei medici morti: sono 77. Sullo stare a casa fino a maggio, Borrelli precisa: «Dipende dalla curva». L'Oms: verso revisione uso delle mascherine

In Italia, dall’inizio dell’epidemia di Coronavirus, sono 119.827 le persone che hanno contratto il virus Sars-CoV-2 (+4.585 persone in più rispetto a ieri). Di queste, 14.681 sono decedute (+766) e 19.758 sono guarite (+1480). Attualmente i soggetti positivi sono 85.388 (+2.339). I pazienti ricoverati con sintomi sono 28.741; 4.068 (+15), mentre 52.579 sono in isolamento domiciliare fiduciario.

In Lombardia, dall’inizio dell’epidemia di coronavirus, sono 47.520 le persone che hanno contratto il virus Sars-CoV-2 (+1.455 rispetto a ieri), ma sono stati processati però più tamponi: +6.765. I dati sono stati forniti dalla Regione Lombardia. Le vittime salgono a 8.311 (+351 rispetto a ieri), i guarite a 13.020. I ricoveri in ospedale sono 11.802 rispetto agli 11.762 di ieri (+40), quelli in terapia intensiva 1.381 (+30). La Provincia più colpita è quella di Milano: i casi sono passati a 10.391 (+387, la crescita ieri era stata +482).

Che i dati di rallentamento del contagio siano confermati lo ha detto anche il presidente dell'Istituto superiore di sanità, Silvio Brusaferro, nella conferenza stampa epidemiologica odierna. «Non c'è nessuna zona del Paese dove non circoli», ha detto Brusaferro. Da qui il messaggio di tenere «molto elevata la soglia delle raccomandazioni e delle restrizioni adottate». «Si conferma il trend dell'età media pari a 62 anni dei casi, del 30% di morti fra le donne, anche se con età media più elevata, e della comorbidità» come condizione spesso rilevata fra i deceduti di entrambi i sessi». Il presidente dell'Istituto superiore di sanità ha chiarito anche che «ad oggi non abbiamo evidenze per dire che il virus circoli nell'aria. Il droplet ed il contatto sono le principali vie di trasmissione, ma valuteremo in base alle evidenze scientifiche che arriveranno».

«Se avessimo mollato sulle misure di contenimento, al Sud oggi avremmo tante piccole Codogno». Così il professor Giovanni Rezza, dell'Istiuto superiore di sanità sul funzionamento delle misure di contenimento. «Siamo moderatamente ottimisti e contenti che il Sud fino ad ora sia stato risparmiato, non per la temperatura o altro, ma perchè il distanziamento sociale ha fatto sì che dove il numero di infezioni che era basso rimanesse tale», ha concluso. «Senza misure in 6 mesi avremmo avuto immunità di gregge con un grande numero di morti e feriti: se ci sarà una fase 2, questa dovrà essere graduale per minimizzare il rischio di una ripresa del numero dei casi».
 
Già in mattinata,
il capo del dipartimento della Protezione Civile Angelo Borrelli in un'intervista a Radio Capital, aveva detto: «Dobbiamo aspettarci di essere a casa «anche il primo maggio. Per evitare che la catena dei contagi sfugga di mano serve mantenere il «massimo rigore». «La situazione attuale - ha affermato Borrelli - ci permette di respirare, soprattutto per quanto riguarda le strutture sanitarie e le terapie intensive che si stanno alleggerendo di un carico di lavoro che ogni giorno era molto più forte e comportava sacrifici straordinari per trovare nuovi posti di ricovero e cura. Si tratta di una situazione che ci permette di gestire l’emergenza con minore affanno». Ma, ha chiarito, «questo perché sono stati posti in essere comportamenti che assolutamente devono permanere». Quindi l’esortazione: «Bisogna andare avanti con il massimo rigore». Quanto a una possibile data d’inizio della cosiddetta «fase 2», Borrelli ha risposto: «Dipende dai dati. La situazione ora è stazionaria, dobbiamo vedere quando questa situazione inizia a decrescere. Non vorrei dare delle date, però da qui al 16 maggio potremo aver dati ulteriormente positivi che consigliano di riprendere le attività e cominciare quindi la fase 2». Parole che hanno creato qualche perplessità, tanto che Borrelli ha precisato: «A casa anche il Primo Maggio? L'avvio della nuova fase dipende dalla curva. L'orizzonte temporale resta quello del 13 aprile. Ogni decisione sulle misure restrittive e sull'eventuale fase 2 spetterà dunque al governo che, come sempre, si avvarrà delle indicazioni del comitato tecnico-scientifico. Nell'intervista ho chiaramente detto di non voler dare date e ho ribadito ancora una volta che l'inizio della nuova fase dipenderà dai dati e dall'analisi degli scienziati». 

«Da dopo Pasqua si deve ripartire. Le nostre imprese sono più sicure dei supermercati - replica a distanza Licia Mattioli, vicepresidente di Confindustria e candidata alla prossima presidenza, sempre su Radio Capital Licia Mattioli -. Le misure messe in campo finora dal Governo per aiutare gli italiani vanno bene, ma si devono mettere in atto presto. Per chi chiede i soldi al governo deve bastare una autocertificazione, poi si sanziona duramente chi ha barato. Si deve saltare il codice degli appalti per un po’. Le scadenze fiscali vanno rimandate di 4 o 5 mesi. Senno’ si muore».

L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) intanto potrebbe rivedere le sue raccomandazioni sull’uso delle mascherine alla luce dei risultati di un nuovo studio del Mit, secondo cui le goccioline emesse con un colpo di tosse o uno starnuto possono «viaggiare» nell’aria per distanze ben più ampie di quanto si pensi: lo ha detto alla Bbc l’infettivologo David Heymann, presidente di un gruppo di consulenti dell’Oms che valuterà se è necessario che un maggior numero di persone indossino le mascherine al fine di
rallentare la diffusione del virus.

Continua ad allungarsi la lista dei medici deceduti per l'epidemia. Il totale, si apprende dalla Federazione nazionale degli ordini dei medici, sale oggi addirittura a 77. I medici deceduti sono Gennaro Annarumma, Francesco Consigliere (medico legale) e Alberto Paolini.

Il coronavirus intanto fa un'altra vittima eccellente: Sergio Rossi, «re» delle calzature, è morto ieri all’età di 85 anni. L’imprenditore si è spento all’ospedale di Cesena, dove era stato ricoverato venerdì scorso. Le sue condizioni si sono aggravate in pochi giorni. Nato nel 1935 a San Mauro Pascoli, paese della Romagna, Sergio Rossi ha fondato l’omonimo brand di calzature, conosciuto e amato in tutto il mondo, nel 1951. Il brand è stato tra i primi a scendere in campo per contrastare l’emergenza sanitaria e aveva di recente annunciato la donazione di 100mila euro a favore dell’Ospedale Sacco di Milano.
03-04-2020


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