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Bonafede, respinte le due mozioni di sfiducia

Il Senato boccia quella presentata da +Europa con 158 no, 124 sì, 19 astenuti (131 sì, 160 no, 1 astenuto quella del centrodestra). Il ministro: «Soddisfatto, ora al lavoro»

Arriva il giorno della della resa dei conti nel governo: al Senato si votano due mozioni di sfiducia al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede su cui Italia Viva rischiava di far cadere il governo. Ma sono state entrambe bocciate. La prima mozione è stata presentata dal centrodestra, a firme dei capigruppo della Lega, Fdi e Fi (Romeo, Ciriani e Bernini), è stata bocciata con 131 sì, 160 no e 1 astenuto; la seconda, presentata dalla senatrice di +Europa, Emma Bonino, è stata bocciata con 158 no, 124 sì, 19 astenuti.

Sulla gravità della situazione aveva posto l'accento Graziano Delrio, ex ministro, capogruppo del Pd alla Camera, dicendo che il governo «rischia brutto, è evidente. Se un partito della maggioranza votasse la sfiducia al ministro della Giustizia e capo delegazione dei 5 Stelle, non sarebbe possibile passarci sopra». «Se l'eventuale sfiducia comporti una crisi o no va chiesto nella maggioranza, certo sarebbe un fatto gravissimo. Ma per noi un ministro che dà segnali di debolezza come quello di far uscire di galera i boss mafiosi proprio dopo le rivolte in carcere, è un pericolo se resta al suo posto», ha detto Giorgia Meloni prima del voto.

In Aula, sulla vicenda Nino Di Matteo, il Guardasigilli dice che «è stata ormai a dir poco sviscerata in ogni sua parte». E «sono stati ampiamente sgomberati tutti gli pseudo-dubbi». Sulla scelta del capo del Dap che portò il ministro della Giustizia a scegliere Francesco Basentini invece di Di Matteo non ci fu «nessun condizionamento. Non sono più disposto a tollerare alcuna allusione o ridicola illazione». Parte dell'intervento del ministro è dedicata poi al coronavirus: «L'obiettivo è stato subito chiaro: la tutela della salute non solo di coloro che lavorano e vivono all'interno delle carceri, ma anche della collettività tutta. Ed è totalmente falsa l'immagine di un governo che avrebbe spalancato le porte delle carceri addirittura per i detenuti più pericolosi». I giudici che hanno scarcerato i detenuti in questi ultimi mesi lo hanno fatto in base a leggi «in vigore da 50 anni e che nessuno aveva mai cambiato: tutte le misure concrete adottate durante l'emergenza sono il frutto del lavoro di squadra di tutto il governo che ha deciso di considerare la giustizia una vera priorità». Sulla prescrizione, Bonafede ha poi spiegato: «Tante volte all'interno della maggioranza ci siamo interrogati e anche divisi in ordine, per esempio, all'impatto conseguente alla riforma della prescrizione. Su questo punto, così come su tutto l'andamento dei tempi del processo sarà importante una Commissione ministeriale di approfondimento e monitoraggio dei tempi che permetta di valutare l'efficacia della riforma del nuovo processo penale e civile».

Tra gli interventi, quello di Emma Bonino: «Chiediamo le sue dimissioni, ministro, non perchè è sospettato ma perchè non vogliamo un ministro della Giustizia che sia rappresentante della cultura del sospetto. Della malatita della giustizia lei è il sintomo e non il rimedio, se rimarrà a via Arenula contribuirà a farla diventare cronica diffondendo la paura della giustizia». Matteo Salvini ha detto in Aula che voterà anche la mozione della Bonino. «La Lega voterà anche mozione sfiducia di Più Europa. Serve un ministro della giustizia che sia in grado di gestire le carceri, che assicuri che i boss non escano di galera, che ci sia certezza della pena», ha detto il leader della Lega.

Ma è l'intervento di Matteo Renzi a chiarire che Bonafede sarebbe stato salvato: «Voteremo contro le mozioni di sfiducia, ma riconosciamo al centrodestra e Emma Bonino di aver posto dei temi veri. La sua mozione non era strumentale», ha detto nell'Aula il leader di Italia Viva.

«Noi ascolteremo Bonafede in Aula, perché il dibattito parlamentare è fatto per questo e alla luce delle cose che dirà ci sarà anche la posizione del nostro partito». Così Ettore Rosato, presidente di Italia Viva, ai microfoni di Radio24, prima del voto in Aula. Il Partito democratico intanto metteva in guardia i renziani: «Se al Senato voterà la mozione di sfiducia del centrodestra al Guardasigilli Bonafede, si aprirà la crisi, perché un voto contro il ministro della Giustizia è contro il governo». Lunedì, a Palazzo Chigi, lungo colloquio tra il premier Giuseppe Conte e Maria Elena Boschi.
20-05-2020

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