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Conte: «Negoziato più complicato del previsto»

È ancora muro contro muro. Il premier deluso ma non vuole cedere sui 750 miliardi. Il negoziato entra nel vivo in serata quando Michel mette sul tavolo una nuova proposta

Il primo giorno di Consiglio Ue sul Recovery Fund termina con una fumata nera. Le posizioni dei 27 leader europei restano infatti molto distanti. Il negoziato entra nel vivo solo quando il presidente del Consiglio Ue Charles Michel mette sul tavolo una nuova proposta che, però, non è quella risolutiva perché dopo 13 oltre ore di vertice i leader, ancora lontani su tutto, si danno appuntamento al giorno dopo con il premier Conte che annuncia una sua proposta alternativa.

Il presidente del Consiglio Conte, riferiscono fonti italiane presenti, «è stato molto duro» nella discussione in Consiglio Ue, «in particolare con i Paesi che vogliono riservarsi un veto sull'attuazione del budget che è inaccettabile giuridicamente e politicamente perché altera l'assetto istituzionale europeo». Il premier ha attaccato «l'approccio ben poco costruttivo con cui alcuni Paesi stanno affrontando la discussione, dimostrando scarsa consapevolezza sulla crisi epocale che l'Europa sta vivendo e sulla necessità di una pronta ed efficace reazione». «L'Italia ha deciso di affrontare, di sua iniziativa, un percorso di riforme che le consentano di correre ma pretenderà una seria politica fiscale comune, in modo da affrontare una volta per tutte surplus commerciali e dumping fiscali, per competere ad armi pari», ha detto il premier italiano. A chi chiede se Conte abbia voluto bocciare la nuova proposta di Michel, le stesse fonti rispondono che ha fatto un «discorso ampio».

Sul tavolo arriva dunque la proposta di compromesso di Michel che prevede tra l'altro una riduzione di circa 50 miliardi delle sovvenzioni a fondo perduto, che scenderebbero così da 500 a 450 miliardi. Inoltre si propone di dare "rebates"
cioè i rimborsi (meccanismo correttivo della contribuzione al Bilancio) più elevati, di approvare una chiave di distribuzione modificata dei finanziamenti europei (60% dei fondi distribuiti in base a Pil e disoccupazione degli ultimi 5 anni, e il 40% in base al calo della crescita solo dell'ultimo anno) e l'introduzione di un "freno di emergenza" sulla governance, con la possibilità per i Paesi di bloccare l'esborso dei fondi e chiedere l'intervento del Consiglio. Nel piano viene rafforzata di 15 miliardi la parte sostanziale della Resilience Recovery Facility (che prevede allocazioni dirette ai Paesi), che aumenta (da 310 miliardi a 325). Il taglio riguarda invece la parte dei 190 miliardi di trasferimenti suddivisi tra vari programmi. L'ammontare totale del Recovery Fund resta a 750mld, con un nuovo equilibrio: 450mld di sussidi e 300mld di prestiti.

Delle difficoltà parla lo stesso Conte: il negoziato sul «Next generation Ue» è a una «fase di stallo». «Serve risposta solida e robusta - ha ribadito il premier durante la diretta Facebook dal Consiglio Europeo -. Siamo in una fase di stallo: si sta rivelando molto complicato, più complicato del previsto. Sono tante questioni su cui stiamo ancora discutendo che non riusciamo a sciogliere». A Bruxelles si stanno giocando «molteplici partite, il che rende la situazione complessa»: «Ci stiamo confrontando duramente con l’Olanda e anche con altri Paesi frugali che non condividono necessità di una risposta così consistente dei sussidi e mettono in discussione anche i prestiti. Stiamo cercando di far capire a tutti che non sono solo Italia, Spagna e Portogallo a giovarne ma l’intera Europa. In un’economia integrata dobbiamo tutti risollevarci per ripartire insieme competitivi e resilienti. Dobbiamo competere nello spazio globale con Cina e Stati Uniti e al più presto. Le lacerazioni del tessuto sociale produttivo meritano rimedi». Il premier ha auspicato un compromesso «perché è nell’interesse di tutti. Gli strumenti devono essere proporzionati alla crisi ed effettivi, cioé efficaci. La nostra risposta deve essere pronta, collettiva, solida, robusta. Per quanto riguarda “Next generation Ue”, non molti, ma pochi Stati, mettono in discussione l’ammontare dei sussidi. Poi ci sono degli aspetti procedurali per quanto riguarda le verifiche sull’esecuzione del programma, aspetti complessi che riguardano la distribuzione delle competenze tra commissione, consiglio e Parlamento».
18-07-2020


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