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No Green pass di nuovo in piazza, a Milano e Trieste

In ottomila a Trieste, dove sono state rispettate le limitazioni sul percorso date dalla questura che aveva avvertito: se non verranno osservate verrà valutato l'arresto

Erano almeno 8mila le persone, secondo la questura di Trieste, i partecipanti al corteo no green pass di sabato pomeriggio (la stima era di 5.000 presenze). L'aumento dei contagi in Friuli Venezia Giulia, con l'epicentro nel capoluogo dopo i presidi delle settimane scorse, non sembra aver fermato le proteste. Corteo affollato anche a Milano.

Al corteo di Trieste, dove era assente il leader del Coordinamento Lagentecomenoi, Stefano Puzzer, che sarebbe fuori città, i manifestanti se la sono presa anche col sindaco Roberto Dipiazza, che aveva firmato un’ordinanza per limitare il percorso del corteo stesso e imporre alcune prescrizioni. Insulti anche alla redazione del quotidiano triestino "Il Piccolo". «Libertà, vogliamo libertà» e «No green pass» sono alcuni dei cori intonati dai manifestanti. Non tutti indossavano la mascherina, nonostante la prescrizione che lo prevede. Se non saranno «rispettate tutte le prescrizioni dell'Autorità di Pubblica Sicurezza» la Questura valuterà «le singole posizioni degli organizzatori e dei manifestanti in relazione alla previsione dell'art. 18 comma 5 del TULPS» secondo il quale «i contravventori al divieto o alla prescrizione dell'Autorità sono puniti con l'arresto fino a un anno e con l'ammenda da euro 206 a euro 413». Così riportava una nota della Questura di Trieste in risposta al Coordinamento NoGreenpass.

Tensione a Milano, dove i manifestanti non volevano seguire il percorso prescritto dal questore di Milano Giuseppe Petronzi il quel che è il quindicesimo sabato di proteste. «Se vedrete un corteo che segue quel percorso, quello è il corteo della forza ondulatoria, non quello dei manifestanti No Green Pass» hanno fatto i sapere. I manifestanti volevano passare per piazza Duomo e corso Buenos Aires e altri luoghi sensibili ma nell'incontro di ieri mattina in questura, hanno affermato che «le nostre proposte sono state rifiutate in toto seppur con una spiegazione che aveva come unico pregio quello della fantasia. Quella stessa fantasia che riconosciamo al ministro della forza ondulatoria. Infatti, anziché negarci tout court i luoghi e le vie richieste, hanno cercato di spiegarci che passare davanti alla Statale o salutarla da piazza Missori fossero la stessa cosa, e lo stesso passare davanti alla Camera del Lavoro oppure intravvederla da piazza Cinque Giornate. Per quanto riguarda corso Buenos Aires, potevamo anche passarci, ma solo al ritorno, verso le 21, dopo aver vagato a lungo fuori dal centro della città calpestando quei viali della circonvallazione esterna frequentati da spacciatori, viados e prostitute». «Per questo motivo - hanno aggiunto - siamo stati coerenti con quanto avevamo anticipato e abbiamo deciso di revocare il preavviso».
05-11-2021

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