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Mafia, spunta lo «statuto» di Cosa nostra

Operazione dei carabinieri, 7 arresti tra famiglia Rocca-Mezzomorreale che si occupò della copertura di Provenzano e Messina Denaro. «Scoperta straordinaria e di estrema rarità»

Nel corso di un'indagine dei carabinieri del Nucleo investigativo di Palermo, che hanno arrestato sette persone con le accuse di associazione mafiosa ed estorsione aggravata, salta fuori uno statuto scoperto direttamente dalle intercettazioni di un boss che chiedeva di «rispettare un codice scritto». Il blitz, coordinato dalla Dda guidata dal procuratore Maurizio de Lucia, ha colpito la "famiglia" mafiosa di Rocca Mezzomorreale (Palermo) e i suoi vertici, già condannati in via definitiva e tornati liberi dopo aver scontato la pena.

Stando alle prime informazioni, in cella sono finiti anche presunti uomini d'onore che sarebbero stati chiamati in azione solo in momenti di criticità per la cosca. Per 5 indagati è stato disposto il carcere, per due i domiciliari. L'operazione, condotta tra Riesi, nel nisseno, e Rimini, ha consentito di smantellare la famiglia mafiosa di Rocca Mezzomonreale, «costola» del mandamento palermitano di Pagliarelli.

«C'è lo statuto scritto … che hanno scritto i padri costituenti», afferma uno dei boss arrestati oggi, non sapendo di essere intercettato. Una rivelazione che i magistrati ritengono importantissima, definita addirittura dal gip «di estrema rarità nell'esperienza giudiziaria», si è più volte fatto richiamo all'esistenza di un «codice mafioso scritto», custodito gelosamente da decenni e che regola, ancora oggi, la vita di cosa nostra palermitana.
24-01-2023

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