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La Bce taglia costo del denaro di 25 punti
I tassi dei mutui caleranno. Giù però anche le previsioni Pil dell'Eurozona dopo correzione al ribasso delle previsioni di crescita. L'inflazione allenta leggermente la morsa, ma è trainata ora da alti costi dell'energia
La Banca Centrale Europea ha deciso di ridurre i tassi di interesse di 25 punti base, portando il tasso sui depositi al 2,50%, in un contesto economico che presenta "perduranti difficoltà". Questa mossa rappresenta un significativo allentamento della politica monetaria restrittiva adottata negli ultimi anni per contrastare l'inflazione.
Le prospettive di crescita dell'economia europea sono state ulteriormente riviste al ribasso rispetto alle previsioni di dicembre. La BCE ora prevede una crescita dello 0,9% per il 2025, dell'1,2% per il 2026 e dell'1,3% per il 2027. Questi dati riflettono un quadro economico in cui pesano particolarmente la diminuzione delle esportazioni e la persistente debolezza degli investimenti, influenzati da un clima di elevata incertezza sulle politiche commerciali ed economiche a livello globale.
Durante la conferenza stampa, la presidente Christine Lagarde ha sottolineato i rischi derivanti dalle potenziali guerre commerciali, facendo implicito riferimento alle minacce di dazi sui prodotti europei da parte dell'amministrazione Trump. Secondo Lagarde, un'escalation delle tensioni commerciali avrebbe un duplice effetto: da un lato ridurrebbe la crescita dell'area euro minando le esportazioni e indebolendo l'economia globale, dall'altro creerebbe incertezza sulle prospettive inflazionistiche.
La presidente ha anche evidenziato come le tensioni commerciali potrebbero causare un deprezzamento dell'euro, aumentando i costi delle importazioni con conseguenti pressioni al rialzo sull'inflazione. Contemporaneamente, però, una minore domanda di esportazioni europee e un possibile dirottamento di prodotti da paesi in sovracapacità verso l'area euro potrebbe generare pressioni al ribasso sui prezzi.
Nonostante queste preoccupazioni, la BCE mantiene un cauto ottimismo sul fronte dell'inflazione, sottolineando che "il processo disinflazionistico è ben avviato". Le nuove proiezioni indicano un'inflazione complessiva al 2,3% nel 2025, all'1,9% nel 2026 e al 2% nel 2027, con una lieve revisione al rialzo per il 2025 dovuta principalmente alla dinamica dei prezzi dell'energia.
Lagarde ha anche accennato a possibili fattori positivi, come la spesa pubblica per infrastrutture e difesa, attualmente al centro del dibattito del Consiglio europeo, che potrebbe fornire uno stimolo alla crescita economica nell'area euro nei prossimi anni. |
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06-03-2025
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