«Almasri scarcerato per evitare ritorsioni»
Il mancato arresto del torturatore libico ha portato alla richiesta dell'autorizzazione a procedere per Nordio, Piantedosi e Mantovano. Meloni archiviata. L'accusa: omissione di atti di ufficio, concorso in favoreggiamento e in peculato
Sul caso Almasri, la scarcerazione e il rimpatrio in Libia del generale libico Osama Almasri Njeem, ricercato dalla Corte Penale Internazionale (CPI) per crimini di guerra e contro l'umanità, il Tribunale dei Ministri ha chiesto l'autorizzazione a procedere nei confronti del Ministro della Giustizia Carlo Nordio, del Ministro dell'Interno Matteo Piantedosi e del Sottosegretario Alfredo Mantovano, accusati di reati gravi, mentre la posizione della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni è stata archiviata per mancanza di prove di un suo coinvolgimento diretto nei reati contestati.
Nordio è accusato di omissione di atti d'ufficio e concorso in favoreggiamento personale aggravato. Avrebbe assunto un atteggiamento "attendista" rispetto alla richiesta di cooperazione della CPI, non attivandosi per mantenere Almasri in custodia dopo la scarcerazione decisa dalla Corte d'Appello di Roma, che aveva ritenuto l'arresto "irrituale" per mancanza di interlocuzioni con il Ministro della Giustizia.
Piantedosi e Mantovano sono accusati di concorso in favoreggiamento personale aggravato e peculato aggravato. Piantedosi ha emesso un decreto di espulsione, mentre Mantovano ha disposto l'uso di un volo di Stato (Falcon 900 della CAI, gestita dai Servizi) per rimpatriare Almasri in Libia. Secondo i giudici, l'uso del volo di Stato non era giustificato da esigenze di sicurezza nazionale, ma serviva a favorire la fuga di Almasri dalle indagini della CPI.
Il Tribunale dei Ministri ipotizza che le azioni dei tre fossero motivate dal timore di ritorsioni contro cittadini e interessi italiani in Libia, come suggerito dal direttore dell'Aise, Prefetto Giovanni Caravelli, durante riunioni istituzionali. Tuttavia, i giudici sottolineano che tale "stato di necessità" non è stato formalmente documentato negli atti, emergendo solo in una memoria successiva del 30 luglio 2025.
Almasri è stato arrestato il 19 gennaio 2025 dalla Digos di Torino, ma la Corte d'Appello di Roma lo ha scarcerato il 21 gennaio per "irritualità" dell'arresto, poiché non preceduto da una richiesta formale del Ministro della Giustizia, come previsto dagli obblighi internazionali. Lo stesso giorno, Almasri è stato rimpatriato in Libia con un volo di Stato, un'azione che ha suscitato proteste da parte della CPI e dell'opposizione italiana, poiché ha permesso al generale di sottrarsi alla giustizia internazionale. La CPI aveva emesso un mandato d'arresto per Almasri e, a febbraio 2025, ha chiesto chiarimenti all'Italia sul suo rilascio.
La premier Giorgia Meloni ha rivendicato la coesione del governo, definendo "assurda" l'ipotesi che Nordio, Piantedosi e Mantovano abbiano agito senza il suo coinvolgimento. Ha ribadito la correttezza dell'operato dell'esecutivo, motivato dalla tutela della sicurezza nazionale, e ha annunciato che siederà accanto ai ministri indagati durante il voto in Parlamento sull'autorizzazione a procedere. La sua posizione è stata archiviata poiché i giudici non hanno trovato prove sufficienti per accusarla di peculato o favoreggiamento.
Gli atti sono stati trasmessi alla Camera dei Deputati, che entro 60 giorni dovrà votare sull'autorizzazione a procedere contro Nordio, Piantedosi e Mantovano. La Giunta per le Autorizzazioni ha circa un mese per esaminare la documentazione, ma potrebbe richiedere più tempo. È considerato probabile che la Camera neghi l'autorizzazione, bloccando il processo penale. |