Fotografia, addio al maestro Gianni Berengo Gardin
Con oltre due milioni di negativi, più di 260 libri pubblicati e 360 mostre personali in tutto il mondo, è stato un testimone della storia italiana, raccontando la società, il lavoro, l’architettura e i paesaggi
Gianni Berengo Gardin, uno dei più grandi fotografi italiani del Novecento, è morto oggi a Genova, all'età di 94 anni. Nato a Santa Margherita Ligure il 10 ottobre 1930, considerava Venezia la sua vera città natale, dove aveva studiato e iniziato a fotografare. Con oltre due milioni di negativi, più di 260 libri pubblicati e 360 mostre personali in tutto il mondo, Berengo Gardin è stato un testimone etico della storia italiana, raccontando attraverso il suo bianco e nero la società, il lavoro, l’architettura e i paesaggi.
Definendosi “artigiano” piuttosto che artista, rifuggiva la fotografia estetizzante, privilegiando l’impegno civile. Tra i suoi lavori più celebri, Morire di classe (1969), realizzato con Carla Cerati sotto la guida di Franco Basaglia, che denunciò le condizioni disumane dei manicomi italiani, contribuendo alla Legge Basaglia del 1978. Altri reportage significativi includono Zingari a Palermo, India dei villaggi, le foto dei cantieri di Renzo Piano e il suo impegno contro le grandi navi a Venezia. La sua prima opera, Venise des Saisons (1965), celebrava una Venezia intima e quotidiana.
Premiato a livello internazionale, ha ricevuto il Lucie Award nel 2008, la Laurea Honoris Causa dall’Università Statale di Milano nel 2009 e l’ingresso nella Leica Hall of Fame nel 2017. Le sue foto sono custodite in musei come il MoMA di New York, il Reina Sofía di Madrid e il MAXXI di Roma. Il suo archivio è gestito dalla Fondazione Forma per la Fotografia. |