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Teheran: "USA cercano un pretesto per attaccarci"

Trump insiste: "Dazi al 25% per chi commercia con l'Iran". Mosca, "l'Ue sostiene apertamente la ribellione in Iran". Continua il blackout di internet (dura da oltre 132 ore)

La missione permanente dell'Iran presso le Nazioni Unite ha accusato gli Stati Uniti di cercare di fabbricare un pretesto per un intervento militare, in risposta alle recenti dichiarazioni del presidente Donald Trump sulla repressione delle proteste in corso nel paese. In una lettera indirizzata al Consiglio di Sicurezza e al segretario generale António Guterres, l'ambasciatore iraniano Amir Saeid Iravani ha denunciato Washington per incoraggiare la destabilizzazione politica, incitare alla violenza e minacciare la sovranità, l'integrità territoriale e la sicurezza nazionale dell'Iran. La rappresentanza diplomatica ha definito le politiche americane verso Teheran orientate al cambio di regime, con sanzioni, minacce e disordini organizzati come strumenti per giustificare un'azione armata.

Le proteste, scoppiate a fine dicembre 2025 per il deterioramento economico e l'inflazione incontrollata, persistono in diverse province malgrado il blackout internet e l'intervento repressivo delle forze di sicurezza. Fonti per i diritti umani riportano centinaia di morti e migliaia di arresti, mentre le autorità iraniane imputano la violenza a interferenze esterne. Da Washington, Trump ha ribadito il sostegno ai manifestanti, esortandoli a continuare e promettendo che «l'aiuto è in arrivo», senza dettagli su eventuali interventi. Ha inoltre imposto una tariffa del 25% sulle merci da paesi che commerciano con l'Iran, misura che colpisce anche Cina, India e Russia, e ha interrotto i contatti negoziali con Teheran, lasciando aperta solo una via diplomatica condizionale sul nucleare.

La Russia ha criticato duramente le posizioni statunitensi. Il ministero degli Esteri ha definito inaccettabili le minacce di nuovi attacchi militari Usa contro l'Iran, avvertendo che una ripetizione delle azioni del giugno 2025 – con bombardamenti su infrastrutture iraniane da parte di Stati Uniti e Israele – causerebbe conseguenze disastrose per la stabilità regionale e globale. Il segretario del Consiglio di sicurezza russo Sergei Shoigu ha espresso solidarietà in colloqui con omologhi iraniani, condannando l'interferenza straniera.

Teheran ha respinto le accuse di repressione eccessiva, attribuendo le vittime a provocazioni esterne, e ha confermato la disponibilità a negoziati solo su basi di rispetto reciproco, mentre si prepara a possibili escalation. Il regime intensifica i controlli interni e l'opposizione resta frammentata, senza una leadership coesa.
14-01-2026


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