"Nessun accordo con l'Iran se non la resa incondizionata"
Così Trump commentando gli sviluppi della guerra nel Golfo. "Invasione di terra dell'Iran? Perdita di tempo". Nuovo attacco di Israele su Teheran e sul Libano, quasi mezzo milione di evacuati da Beirut. L’Iran minaccia l’Europa e contrattacca Tel Aviv
Il presidente statunitense Donald Trump ha definito "una perdita di tempo" l'ipotesi di un'invasione terrestre dell'Iran, commentando gli sviluppi del conflitto in corso nel Golfo. In un'intervista telefonica rilasciata a una rete americana, Trump ha respinto l'idea di un'operazione di truppe terrestri Usa, sottolineando che Teheran avrebbe già subito perdite decisive, inclusa gran parte della sua flotta navale, e che gli attacchi aerei proseguiranno con la stessa intensità.
Trump ha dichiarato poi che non accetterà alcun accordo con l’Iran che non preveda la resa incondizionata del regime di Teheran. La posizione è emersa nelle scorse ore attraverso dichiarazioni pubbliche, mentre il conflitto in corso tra Stati Uniti, Israele e Iran entra in una fase di particolare intensità. Secondo fonti della stampa internazionale, tra cui Reuters e France 24, Trump ha ribadito che l’unica via percorribile è la capitolazione totale delle autorità iraniane, senza margini per negoziati parziali o compromessi. In un contesto di operazioni militari congiunte avviate a fine febbraio 2026, il presidente americano ha escluso qualsiasi trattativa che non contempli l’abbandono completo delle capacità nucleari, missilistiche e delle strutture di comando del governo iraniano.
La richiesta arriva dopo settimane di escalation, con attacchi aerei su obiettivi iraniani e la morte del leader supremo Ali Khamenei, eventi che hanno contribuito a frammentare ulteriormente la catena di comando a Teheran. Fonti diplomatiche citate da media esteri ritengono improbabile che l’Iran accetti termini di resa incondizionata, data la retorica di resistenza espressa dalle autorità residue e dalle forze armate. Il portavoce del governo iraniano ha definito la posizione americana «irrealistica e provocatoria», confermando che Teheran non intende cedere sui propri diritti sovrani né sul programma nucleare. Nel frattempo, i colloqui mediati da alcuni paesi terzi non hanno registrato progressi significativi.
Nelle ultime ore intanto Israele ha condotto nuovi raid aerei su obiettivi a Teheran e su posizioni legate a Hezbollah nei sobborghi meridionali di Beirut. Le operazioni hanno provocato un massiccio movimento di sfollati dalla capitale libanese: secondo fonti locali e israeliane, quasi mezzo milione di persone hanno abbandonato le aree indicate come zone di Hezbollah, in particolare il quartiere di Dahiyeh, dopo ordini di evacuazione emessi dall'Idf per motivi di sicurezza.
L'Iran ha reagito con minacce dirette. Teheran ha avvertito l'Europa che qualsiasi coinvolgimento attivo nel conflitto da parte di paesi del continente verrebbe considerato un atto di guerra, con possibili conseguenze sul territorio europeo. Parallelamente, fonti militari iraniane hanno contrattaccato con lanci di missili diretti verso Tel Aviv e altre aree del nord di Israele, in risposta ai raid israeliani. Hezbollah, alleato di Teheran, ha intensificato le sue azioni dal Libano meridionale, contribuendo all'escalation regionale.
Il conflitto, entrato nella sua prima settimana, vede un coordinamento tra Stati Uniti e Israele focalizzato su strikes aerei contro infrastrutture militari e nucleari iraniane, senza per ora prospettive di un impegno terrestre su larga scala secondo quanto indicato da Trump. |