METEO
BORSA
11/03/2026 22:55
ECONOMIA
UTILITIES
Oroscopo del Giorno
Mappe
Treni: Orari e Pren.
Alitalia: Orari e Pren.
Meridiana: Orari e Pren.
Airone: Orari e Pren.
Calcolo Codice Fiscale
Calcolo ICI
Calcolo Interessi Legali
Calcolo Interessi di Mora
Verifica Partite IVA
Ricerca C.A.P.
Ricerca Raccomandate
Ricerca Uffici Giudiziari
Gazzetta Ufficiale
Zalando
Guerra in Medio Oriente, l'Italia è il paese Ue più esposto allo shock energetico

Secondo analisi di Oxford Economics, l'impatto sui prezzi energetici potrebbe tradursi in un'accelerazione dell'inflazione più pronunciata rispetto ad altri partner europei

L'escalation del conflitto in Medio Oriente, con il coinvolgimento diretto dell'Iran e la chiusura parziale o minacce allo Stretto di Hormuz, sta determinando un forte rialzo dei prezzi di petrolio e gas naturale sui mercati internazionali. Il Brent ha registrato incrementi vicini al 50% dall'inizio dell'anno, mentre il gas europeo ha visto quotazioni in crescita ancora più marcata.

L'Italia risulta tra i paesi dell'Unione Europea più vulnerabili a questo shock energetico. La dipendenza dalle importazioni di idrocarburi resta elevata, intorno al 73-75% del fabbisogno totale, superiore alla media Ue. Nel corso del 2025, circa il 27,4% delle importazioni italiane di petrolio e gas naturale proveniva da paesi del Medio Oriente, con il Qatar che rappresenta una quota significativa del GNL importato.

Secondo analisi di Oxford Economics, citate da diverse fonti economiche, l'impatto sui prezzi energetici potrebbe tradursi in un'accelerazione dell'inflazione più pronunciata in Italia rispetto ad altri partner europei. In uno scenario di tensioni prolungate, l'inflazione italiana potrebbe superare il 3% entro la fine del 2026, con un aumento di oltre un punto percentuale rispetto alle previsioni formulate prima dell'intensificarsi del conflitto. Per l'area euro nel suo complesso, lo stesso istituto stima un contributo aggiuntivo all'inflazione headline compreso tra 0,3 e 0,5 punti percentuali nel 2026, con effetti potenzialmente maggiori in caso di disruption estese alle forniture di GNL.

La maggiore esposizione italiana deriva dalla combinazione di una struttura produttiva manifatturiera energivora e da una minore diversificazione delle fonti rispetto ad altri paesi. Settori come la chimica e l'industria energointensiva subirebbero pressioni sui costi più intense, con possibili ripercussioni su competitività e margini aziendali.

Al momento, gli stoccaggi di gas in Europa si trovano a livelli stagionali bassi, fattore che amplifica la sensibilità a eventuali ulteriori interruzioni lungo le rotte marittime chiave. Gli economisti ritengono che l'effetto netto dipenderà dalla durata del conflitto e dall'entità dei danni a infrastrutture e flussi commerciali.
10-03-2026

Linear

Copyright 2006 © Cookie Policy e Privacy