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È morto a Palermo Bruno Contrada, aveva 94 anni

Ex alto funzionario dei servizi segreti italiani, è stato protagonista indiscusso di una lunga vicenda giudiziaria legata alla lotta alla mafia negli anni Novanta

È morto a Palermo, a 94 anni, Bruno Contrada, ex alto funzionario dei servizi segreti italiani e protagonista di una lunga vicenda giudiziaria legata alla lotta alla mafia negli anni Novanta. Nato a Napoli nel 1931, Contrada ha avuto una carriera nella Polizia di Stato che lo ha portato a dirigere la Squadra mobile di Palermo in due periodi diversi, negli anni Settanta, e successivamente la sezione siciliana della Criminalpol. 

Negli anni Ottanta Contrada è entrato nel Sisde, il servizio informazioni e sicurezza democratica, dove ha ricoperto il ruolo di numero tre dell’organizzazione, con responsabilità anche sul fronte antimafia. Il suo nome è emerso nelle indagini dopo le dichiarazioni di alcuni pentiti di Cosa Nostra, tra cui Gaspare Mutolo e Giuseppe Marchese, che lo accusarono di aver fornito informazioni riservate all’organizzazione mafiosa, favorendo in questo modo la latitanza di boss come Totò Riina e ostacolando operazioni di cattura. L’arresto è avvenuto la vigilia di Natale del 1992. Le accuse hanno riguardato il reato di concorso esterno in associazione mafiosa.

Il processo ha attraversato vari gradi di giudizio: condannato in via definitiva a dieci anni di reclusione dalla Cassazione nel 2007, Contrada ha scontato parte della pena in carcere e ai domiciliari. Nel 2014 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha stabilito che la definizione del reato di concorso esterno era insufficientemente precisa prima del 1994, quando la Cassazione a sezioni unite ne ha chiarito i contorni. Di conseguenza, nel 2017 la Suprema corte italiana ha annullato la condanna senza rinvio, dichiarandola ineseguibile e priva di effetti penali.

La figura di Contrada ha diviso per decenni l’opinione pubblica e il mondo giudiziario: da un lato è stato visto come un servitore dello Stato vittima di accuse infondate, dall’altro come espressione di una zona grigia di rapporti ambigui tra apparati istituzionali e criminalità organizzata, in un periodo segnato dalle stragi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
13-03-2026

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