METEO
BORSA
20/03/2026 03:40
ESTERI
UTILITIES
Oroscopo del Giorno
Mappe
Treni: Orari e Pren.
Alitalia: Orari e Pren.
Meridiana: Orari e Pren.
Airone: Orari e Pren.
Calcolo Codice Fiscale
Calcolo ICI
Calcolo Interessi Legali
Calcolo Interessi di Mora
Verifica Partite IVA
Ricerca C.A.P.
Ricerca Raccomandate
Ricerca Uffici Giudiziari
Gazzetta Ufficiale
Zalando
Riapertura di Hormuz, piano a sei con l'Italia

Comunicato da Downing Street: il nostro Paese, con Regno Unito, Francia, Germania, Olanda e Giappone, pronti a contribuire a un piano per garantire la navigazione commerciale nello Stretto

Il governo britannico ha diffuso un comunicato in cui annuncia che sei paesi – Regno Unito, Italia, Francia, Germania, Olanda e Giappone – sono pronti a contribuire a un piano per garantire la sicurezza della navigazione commerciale nello Stretto di Hormuz. Lo stretto è parzialmente bloccato dall’Iran dall’inizio di marzo, in risposta agli attacchi aerei coordinati di Stati Uniti e Israele.

Nel testo diffuso da Downing Street i sei paesi condannano con fermezza le azioni attribuite a Teheran, che hanno provocato la chiusura parziale della via marittima. Il piano, ancora privo di dettagli operativi sui contributi di ciascun paese o sui tempi di attuazione, punta a ripristinare il transito delle navi mercantili in un passaggio che rappresenta circa il 20 per cento del commercio mondiale di petrolio e gas naturale liquefatto.

La situazione deriva dalle dichiarazioni dell’Iran dopo i raid del 28 febbraio. I Pasdaran, ovvero il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica, hanno annunciato il blocco del transito e minacciato azioni dirette contro qualsiasi imbarcazione. Un alto consigliere del comandante in capo dei Pasdaran, Ebrahim Jabari, ha dichiarato che il braccio di mare è chiuso e che «gli eroi della Guardia rivoluzionaria e della marina regolare daranno fuoco alle navi» che tentino di passare. Lo stesso esponente ha avvertito che saranno colpiti anche gli oleodotti della regione e che il prezzo del petrolio potrebbe raggiungere i 200 dollari al barile nei prossimi giorni.

Le minacce dei Pasdaran includono il possibile impiego di mine navali, attacchi con missili antinave, droni e imbarcazioni veloci in formazione di sciame. Fonti di intelligence occidentali indicano che le forze iraniane hanno già effettuato 21 attacchi confermati contro navi mercantili e che oltre 150 petroliere sono ancorate in attesa fuori dallo stretto, con un calo del traffico del 70 per cento. Alcuni comandanti dei Pasdaran hanno ribadito che il controllo del passaggio resta in mano iraniana e che la strategia di chiusura sarà mantenuta nonostante le pressioni internazionali.

La mossa dei sei paesi arriva mentre il prezzo del petrolio è salito bruscamente e le catene di approvvigionamento globali registrano ritardi e aumenti di costo. Il comunicato di Downing Street non specifica se il contributo includerà navi da guerra, droni per la caccia alle mine o solo attività di sorveglianza, ma sottolinea l’obiettivo comune di ripristinare la libertà di navigazione senza trasformare l’iniziativa in una missione della Nato. La tensione nella regione resta alta e qualsiasi tentativo di riapertura potrebbe scontrarsi con nuove reazioni da parte delle forze iraniane.
19-03-2026


Copyright 2006 © Cookie Policy e Privacy