Referendum Giustizia, vince il No col 53,7%
Si consolida il dato sull'affluenza: con oltre la metà delle sezioni analizzate, la partecipazione si attesta al 58,77%, una delle più alte dei ultimi referendum
Il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia del 22 e 23 marzo 2026 in Italia ha visto la vittoria netta del No. Il quesito chiedeva di approvare o respingere la legge di revisione costituzionale (approvata dal Parlamento nel 2025) che introduceva principali cambiamenti all'ordinamento giudiziario, tra cui:
- la separazione delle carriere tra magistrati requirenti (pubblici ministeri) e giudicanti, - l'istituzione di due Consigli Superiori della Magistratura distinti, - la creazione di un'Alta Corte disciplinare per i magistrati.
Il No ha prevlaso con il 53,6–53,7%, mentre il Sì si è fermato al 46,3–46,4%. L'affluenza finale è stata di quasi il 59% (dato molto alto per un referendum costituzionale recente, il più elevato degli ultimi 20+ anni senza quorum obbligatorio)
Il No ha vinto in modo chiaro, con un margine di circa 7 punti percentuali. La premier Meloni ha riconosciuto la sconfitta in dichiarazioni pubbliche, definendola «un’occasione persa» e confermando l’intenzione di proseguire con altre riforme. Il risultato blocca l'entrata in vigore della riforma approvata in Parlamento (che non aveva raggiunto la maggioranza dei 2/3 necessaria per evitare il referendum confermativo). |