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Fine vita, primo caso di somministrazione del farmaco con dispositivo oculare
Una donna toscana di 55 anni, Libera, affetta da sclerosi multipla, è morta oggi nella sua abitazione attraverso un dispositivo controllato con il movimento degli occhi
Libera, una donna toscana di 55 anni affetta da sclerosi multipla, è morta oggi nella sua abitazione. Si è trattato del primo caso in Italia di autosomministrazione di un farmaco per il fine vita attraverso un dispositivo controllato con il movimento degli occhi.
La donna, che da anni viveva con una tetraparesi spastica causata dalla malattia, non era più in grado di muovere le braccia o le mani. Questo impedimento le aveva reso impossibile azionare da sola i dispositivi standard usati per il suicidio assistito, che di solito richiedono la pressione di un pulsante.
Per superare questo ostacolo, Libera aveva chiesto l’intervento del tribunale di Firenze. Il giudice aveva ordinato al Consiglio nazionale delle ricerche di progettare e realizzare un sistema su misura. Il dispositivo, consegnato solo pochi giorni fa dopo una lunga attesa di circa due anni, collegava una pompa infusionale a un puntatore oculare. Bastava uno sguardo per attivare l’infusione endovenosa del farmaco.
Oggi, 25 marzo, Libera ha scelto di procedere. È deceduta serenamente a casa, come aveva espresso il desiderio di fare. Il suo nome è di fantasia, scelto per tutelare la privacy. L’Associazione Luca Coscioni, che ha seguito il caso fin dall’inizio, ha ricordato che questa soluzione tecnologica rappresenta una novità assoluta. Fino a ora non risultano altri casi al mondo in cui un dispositivo pubblico sia stato costruito appositamente per consentire l’autosomministrazione tramite comando oculare.
La donna aveva più volte espresso il desiderio di decidere autonomamente sul momento della morte, senza dover dipendere da altri per l’atto finale. Con il dispositivo ricevuto, ha potuto esercitare questa scelta da sola. |
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25-03-2026
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