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Agire
"Iran decimato, vicini a finire il lavoro"

Così il presidente Trump parlando alla nazione dalla Casa Bianca. Era il suo primo discorso in prima serata dedicato alla guerra con l’Iran, iniziata circa un mese fa. E i mercati non la prendono bene

Il presidente Donald Trump ha parlato alla nazione ieri sera dalla Casa Bianca. Era il suo primo discorso in prima serata dedicato alla guerra con l’Iran, iniziata circa un mese fa. Nel messaggio di circa 19 minuti Trump ha descritto i risultati ottenuti dalle forze armate americane. Ha detto che la marina iraniana è stata distrutta, l’aviazione è in rovina e molti impianti per missili e armi sono stati colpiti. Secondo il presidente, gli obiettivi principali dell’operazione sono quasi completati.

Trump ha spiegato che l’intervento è necessario per impedire all’Iran di ottenere armi nucleari e per fermare il sostegno ai gruppi terroristici. Ha ricordato attacchi passati attribuiti a Teheran contro americani e israeliani e ha ribadito di aver sempre promesso di non permettere un Iran nucleare. Sul futuro del conflitto il presidente ha detto che gli attacchi continueranno con forza nelle prossime due o tre settimane. Ha aggiunto che gli Stati Uniti sono vicini a “finire il lavoro” e che, se necessario, colpiranno anche le infrastrutture energetiche per riportare l’Iran “all’età della pietra”. Non ha però dato una data precisa per la fine delle operazioni.

Trump ha ringraziato le truppe americane e gli alleati nella regione, in particolare Israele e i paesi del Golfo. Ha ricordato i 13 soldati statunitensi morti finora e ha promesso di completare la missione in loro memoria. Ha anche menzionato il recente lancio della missione Artemis II della NASA, per sottolineare i successi americani su più fronti. 

Il discorso arriva mentre molti americani seguono con preoccupazione l’aumento dei prezzi della benzina causato dal blocco del traffico nel Golfo. Trump ha riconosciuto il problema ma lo ha attribuito agli attacchi iraniani contro le petroliere. Ha ripetuto che gli Stati Uniti non dipendono più dal petrolio mediorientale grazie alla produzione interna e alle intese con il Venezuela. 

I mercati finanziari hanno reagito con nervosismo al discorso del presidente Trump. Invece di portare calma, le parole del capo della Casa Bianca hanno deluso molti investitori che speravano in segnali più chiari su una rapida conclusione della guerra con l’Iran. Subito dopo il discorso, i prezzi del petrolio sono saliti bruscamente. Il Brent, riferimento mondiale, ha guadagnato oltre il 5-6% superando i 106-107 dollari al barile. Anche il petrolio americano WTI ha registrato forti rialzi oltre i 104 dollari. Il motivo principale è la mancanza di rassicurazioni concrete sulla riapertura dello Stretto di Hormuz, via cruciale per il trasporto di greggio dal Golfo Persico.

Le borse hanno invece perso terreno. I futures americani su Dow Jones, S&P 500 e Nasdaq hanno ceduto circa l’1% nelle ore successive al discorso. In Asia le perdite sono state più marcate. Anche i listini europei hanno aperto in rosso. Gli analisti spiegano che gli investitori si aspettavano indicazioni più precise sui tempi di fine delle operazioni militari. Trump ha parlato di “due o tre settimane” per completare gli obiettivi principali, ma senza un piano chiaro per fermare del tutto gli attacchi o risolvere il blocco delle rotte petrolifere. Questo ha aumentato i timori di un prolungamento del conflitto e di ulteriori interruzioni nelle forniture energetiche.

Il dollaro si è rafforzato rispetto alle altre valute, segno tipico di ricerca di sicurezza in momenti di incertezza. Gli operatori temono ora un possibile scenario di “stagflazione”, cioè crescita debole accompagnata da alta inflazione dovuta ai costi dell’energia.
02-04-2026

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