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Eurostat: debito pubblico Italia in salita
Deficit/Pil al 3,1%, siamo dietro solo alla Grecia. E sono esclusi valori legati all'aumento delle spese nella difesa per i Paesi che hanno attivato la clausola nazionale di deroga sul Patto di stabilità
Secondo i dati diffusi oggi da Eurostat, l’Italia registra nel 2025 un debito pubblico pari al 137,1% del Pil, in aumento rispetto al 134,7% del 2024. Si tratta del secondo livello più alto nell’Unione europea, subito dopo quello della Grecia, che invece scende al 146,1% dal 154,2% dell’anno precedente.
Il rapporto deficit-Pil si attesta al 3,1% nel 2025, in calo dal 3,4% del 2024. Il valore resta però sopra la soglia del 3% indicata dalle regole europee, per cui l’Italia rimane nella procedura per disavanzo eccessivo. L’uscita da questo meccanismo, inizialmente prevista per quest’anno, slitta quindi a tempi più lunghi, probabilmente oltre la metà del 2027, a condizione che il miglioramento dei conti si confermi duraturo.
Eurostat precisa che i dati sul deficit del 2025 non tengono conto di eventuali aumenti di spesa per la difesa attivati dai paesi che hanno fatto ricorso alla clausola nazionale di deroga prevista dal Patto di stabilità. Questa deroga permette temporaneamente di escludere certi investimenti straordinari dal calcolo ordinario, per far fronte a circostanze eccezionali come il rafforzamento della sicurezza comune europea.
Nel contesto europeo, altri paesi con debito elevato sono la Francia, salita al 115,6% del Pil, il Belgio al 107,9% e la Spagna al 100,7%. L’area euro nel suo complesso mostra un debito pubblico intorno all’87-88% del Pil e un deficit medio vicino al 3,1%.
Questi numeri confermano una tendenza nota da anni: l’Italia porta un carico di debito molto superiore alla media comunitaria, anche se il deficit si sta riducendo gradualmente. Il governo punta a continuare il percorso di aggiustamento nei prossimi anni, con un deficit previsto intorno al 2,8% nel 2026. Nel frattempo, resta aperta la discussione sull’uso della clausola di deroga per le spese militari, che potrebbe offrire un margine di flessibilità senza violare formalmente le regole comuni. |
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22-04-2026
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