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"Uccisa da Sempio dopo rifiuto a un approccio sessuale"
Per i pm di Pavia, sarebbe questo il movente che ha portato all'uccisione di Chiara Poggi. "Colpita anche quando era incosciente". Convocato, Sempio dovrà comparire in Procura il 6 maggio
Nel delitto di Garlasco, la procura di Pavia ha ricostruito un possibile movente per l’omicidio di Chiara Poggi che vede come principale indagato Andrea Sempio. Secondo gli inquirenti, Sempio avrebbe ucciso la giovane da solo la mattina del 13 agosto 2007 nella villetta di via Pascoli. Il gesto sarebbe scattato dopo che Chiara aveva rifiutato un suo approccio di natura sessuale. Non solo: i magistrati ritengono che l’uomo abbia continuato a colpirla anche quando lei aveva già perso conoscenza.
Questa ricostruzione si basa su diversi elementi raccolti nell’inchiesta riaperta alcuni mesi fa. Tra questi ci sono tracce di DNA compatibili con la linea familiare di Sempio trovate sotto le unghie della vittima, oltre ad altri indizi che gli investigatori considerano convergenti. Nel capo di imputazione modificato di recente, la procura contesta l’omicidio volontario aggravato da futili motivi e da sevizie, proprio a indicare una reazione violenta e prolungata.
All’epoca dei fatti Sempio aveva 19 anni ed era amico del fratello minore di Chiara, Marco. Frequentava la casa della famiglia Poggi e, secondo quanto emerso, avrebbe mostrato un interesse particolare verso la ragazza, testimoniato anche da alcune telefonate fatte nei giorni precedenti al delitto.
La procura pavese è ormai vicina alla chiusura delle indagini e ha convocato Sempio per un interrogatorio il prossimo 6 maggio. Si tratta di un passaggio importante prima di decidere se chiedere il rinvio a giudizio. Parallelamente, gli stessi magistrati stanno valutando l’invio di atti alla procura generale di Milano per una possibile revisione del processo che ha portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi, l’ex fidanzato di Chiara.
La vicenda resta delicata e complessa. Fino a oggi non ci sono ammissioni da parte di Sempio, che si è sempre dichiarato estraneo ai fatti. La nuova inchiesta ha riaperto un caso che da quasi vent’anni divide l’opinione pubblica e le aule di giustizia, senza sensazionalismi ma con l’obiettivo di verificare ogni elemento emerso. La famiglia Poggi, da parte sua, continua a ritenere responsabile Stasi e ha depositato nuove analisi sul computer della figlia per rafforzare la tesi già accolta in via definitiva. |
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30-04-2026
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