"Sempio non passò per caso davanti alla villetta dopo l'omicidio"
Secondo i pm pavesi, l'oggi 38enne sarebbe tornato consapevolmente sul luogo del delitto dopo aver ucciso Chiara. Legale famiglia Poggi: "Impronta e Dna non bastano"
I pubblici ministeri di Pavia hanno contestato una nuova versione dei fatti ad Andrea Sempio, l’unico indagato nell’ambito della seconda indagine sull’omicidio di Chiara Poggi. Secondo l’accusa, Sempio – che all’epoca dei fatti aveva 19 anni – non sarebbe passato casualmente davanti alla villetta della famiglia Poggi nel pomeriggio del 13 agosto 2007, poche ore dopo l’omicidio.
Gli inquirenti ritengono che la spiegazione data dall’indagato in passato non sia attendibile: Sempio aveva dichiarato di essere transitato da lì solo dopo aver notato la presenza di un’ambulanza e di diverse persone davanti alla casa. Per i pm questa ricostruzione sarebbe falsa. I magistrati parlano esplicitamente di «un’altra bugia» e sostengono che il giovane tornò volontariamente sul luogo del delitto poco dopo l’uccisione di Chiara. Questa contestazione si aggiunge ad altri elementi raccolti nell’inchiesta bis, chiusa di recente, che vede Sempio accusato di omicidio aggravato da crudeltà e motivi abietti.
Tra le prove al centro del fascicolo ci sono soprattutto due elementi scientifici: l’impronta palmare n. 33, trovata vicino alla cantina dove fu scoperto il corpo di Chiara e attribuita dai consulenti della Procura al palmo destro di Sempio (con 15 minuzie compatibili), e il Dna (profilo Y della linea maschile della famiglia Sempio) compatibile con tracce rilevate sotto le unghie della vittima. Secondo i pm, Sempio avrebbe agito dopo un rifiuto di Chiara a un suo approccio sessuale. Ulteriori indizi citati dalla stampa riguardano intercettazioni ambientali in cui Sempio farebbe riferimenti a dettagli riservati (come una chiavetta USB con video intimi della coppia e l’orario del delitto) e ricerche sul Dna effettuate sul suo computer.
Il legale della famiglia Poggi, Francesco Compagna, ha commentato con cautela gli ultimi sviluppi. Secondo l’avvocato, l’impronta e il Dna non bastano da soli a sostenere l’accusa. «L’inchiesta vuole piegare la realtà», ha affermato, sottolineando che servirebbero elementi più solidi e che le consulenze della famiglia ritengono l’impronta 33 non attribuibile a Sempio né legata alla dinamica omicidiaria. Anche la difesa di Sempio contesta con forza queste prove, parlando di soli 5 punti di compatibilità e di possibile contaminazione o presenza precedente nella casa, che l’indagato frequentava occasionalmente come amico del fratello Marco.
Sempio si è avvalso della facoltà di non rispondere e la sua difesa sta preparando diverse consulenze tecniche, tra cui una perizia psicologica-personologica, per contrastare la tesi accusatoria. L’indagine, avviata anni dopo il primo processo che portò alla condanna di Alberto Stasi (attualmente detenuto), potrebbe aprire la strada a una richiesta di revisione del processo a suo carico. |