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Calcio in lutto: è morto Igor Protti
Ex attaccante di Livorno, Messina, Bari, Lazio, Napoli e Livorno, da un anno combatteva con un tumore al colon che aveva raccontato pubblicamente. Aveva 58 anni
Calcio in lutto per la morte nella notte di Igor Protti, a 58 anni, al termine di una battaglia contro un tumore che durava da circa un anno. La notizia è arrivata attraverso un messaggio pubblicato dalla famiglia sui social, che ha voluto condividere anche le ultime parole lasciate dall'ex attaccante, in cui paragonava la fine del suo percorso al fischio finale di una partita e ringraziava chi gli era stato vicino in questi anni.
Nato a Rimini il 24 settembre 1967, Protti aveva costruito una carriera lunga e prolifica, capace di farsi notare fin dalle categorie minori. Dopo gli inizi con Rimini e Livorno, era passato per Messina, dove aveva debuttato in Serie B segnando oltre trenta gol in tre stagioni, prima di arrivare a Bari nel 1992. Con la maglia biancorossa visse la stagione più clamorosa della sua carriera: nel campionato 1995-96 si laureò capocannoniere della Serie A con 24 reti, un'impresa resa ancora più rara dal fatto che il Bari, a fine stagione, retrocesse comunque in Serie B. Rimane tuttora l'unico caso nella storia del calcio italiano di un capocannoniere del massimo campionato la cui squadra sia poi scesa di categoria.
Dopo Bari, Protti vestì le maglie di Lazio, Napoli in prestito e Reggiana, ma il legame più profondo della sua carriera resta quello con Livorno, dove tornò nel 1999. Da quel momento diventò il capitano e il simbolo della rinascita sportiva della città, portando gli amaranto dalla Serie C fino alla Serie A. Il suo numero 10 fu ritirato dal club al termine della carriera, anche se lo stesso Protti accettò in seguito di farlo indossare di nuovo a Francesco Tavano. Lasciò il calcio giocato nel 2005, dopo l'ultima partita in Serie A contro la Juventus, in cui segnò anche l'ultimo gol della sua carriera. Insieme a Dario Hübner resta l'unico calciatore ad aver vinto il titolo di capocannoniere in Serie A, Serie B e Serie C1, un primato che racconta la sua incredibile continuità realizzativa con maglie diverse.
Anche dopo il ritiro Protti era rimasto legato al mondo del calcio e soprattutto a Livorno, dove aveva lavorato come dirigente e dove era diventato un punto di riferimento costante, sempre presente allo stadio.
La sua malattia era diventata pubblica nel 2025, quando lo stesso Protti aveva annunciato sui social di aver scoperto una neoplasia maligna al colon. Aveva raccontato di essere stato sottoposto a un intervento per una stomia e di aver iniziato un ciclo di otto sedute di chemioterapia. In settembre erano arrivate notizie meno confortanti: il tumore si era esteso anche alle vertebre, rendendo necessario il passaggio alla radioterapia, un aggiornamento condiviso direttamente dall'ospedale Santa Chiara di Pisa, dove era ricoverato.
Nei mesi successivi il percorso aveva conosciuto fasi alterne, tra piccoli recuperi e nuove complicazioni che lo avevano costretto anche a un secondo intervento e a un periodo a letto, dopo il quale aveva ricominciato lentamente a camminare. Nonostante tutto, Protti non aveva mai smesso di aggiornare i tifosi sulle sue condizioni, affrontando la malattia con la stessa determinazione mostrata in campo durante la carriera. A marzo 2026 era uscito nelle sale il docufilm dedicato alla sua storia, girato nei mesi precedenti alla diagnosi, mentre a dicembre 2025 aveva portato la fiaccola olimpica sul lungomare di Livorno nonostante le difficoltà di salute. La sua ultima apparizione pubblica risale a fine maggio 2026, in occasione del matrimonio della figlia Noemi.
Dopo l'annuncio della morte, i messaggi di cordoglio si sono moltiplicati da tutte le città legate alla sua carriera. Il sindaco di Livorno, Luca Salvetti, ha parlato di un dolore immenso per l'intera città, mentre da Bari sono arrivati numerosi ricordi di tifosi che lo considerano ancora oggi uno dei più grandi attaccanti nella storia del club. Il mondo del calcio italiano lo ricorda come uno dei bomber più amati e rispettati degli anni Novanta e Duemila, capace di unire ai numeri da grande realizzatore un rapporto autentico e diretto con tifosi e compagni di squadra. |
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19-06-2026
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