“500 aerei Usa decollati da basi italiane per l'Iran? Messaggio fallace”
Crosetto replica alle dichiarazioni del segretario della Nato Rutte: "Missioni conformi ai trattati". Il Senato Usa approva con 50 voti a favore e 48 contrari risoluzione che chiede la fine delle operazioni militari in Iran. La replica del Presidente: "Voto inopportuno e insensato"
Il Senato degli Stati Uniti ha votato martedì sera una risoluzione che chiede al presidente Donald Trump di porre fine alle operazioni militari contro l'Iran, a meno che il Congresso non autorizzi esplicitamente nuove azioni con una dichiarazione di guerra o un mandato specifico.
Il testo è passato con 50 voti favorevoli e 48 contrari, dopo essere già stato approvato dalla Camera dei rappresentanti all'inizio del mese con 215 voti a favore e 208 contrari. È la prima volta, da quando esiste il War Powers Act del 1973, che entrambe le camere del Congresso approvano una misura di questo tipo, ed è anche la prima volta che una risoluzione sui poteri di guerra riguardante l'Iran ottiene la maggioranza al Senato, dopo nove tentativi falliti dall'inizio dell'anno.
A far passare il provvedimento sono stati quattro senatori repubblicani che hanno votato insieme ai democratici: Rand Paul del Kentucky, Susan Collins del Maine, Lisa Murkowski dell'Alaska e Bill Cassidy della Louisiana. Tra le fila democratiche, solo il senatore della Pennsylvania John Fetterman si è espresso contro la risoluzione. A pesare sul risultato finale è stata anche l'assenza di due senatori repubblicani solitamente contrari a questo tipo di misure, Mitch McConnell, ricoverato di recente in ospedale per motivi non specificati, e Dave McCormick.
Si tratta comunque di un atto in gran parte simbolico: la risoluzione, essendo una cosiddetta concurrent resolution, non richiede la firma del presidente e non ha valore di legge vincolante. Proprio per questo, un funzionario della Casa Bianca ha derubricato il voto a un gesto senza alcun peso concreto, sottolineando che non ci sarebbero ostilità in corso da cui ritirare le truppe, dato che il cessate il fuoco con l'Iran è formalmente in vigore dal 7 aprile. Trump, dal suo canto, ha commentato il voto sul suo social Truth definendolo inopportuno e privo di senso, accusando i quattro senatori repubblicani di avergli reso il lavoro più complicato proprio mentre sta cercando di chiudere la trattativa con Teheran.
Nel pomeriggio, il segretario generale della Nato Mark Rutte ha riacceso le polemiche sul ruolo dell'Italia nel conflitto tra Stati Uniti e Iran. In un'intervista a Fox News, Rutte ha dichiarato che circa 500 aerei statunitensi sono decollati dalle basi americane presenti sul territorio italiano per dare supporto a Epic Fury, il nome scelto dall'amministrazione statunitense per l'operazione militare contro Teheran. Il segretario della Nato ha parlato più in generale di un sostegno enorme arrivato dall'Europa, stimando tra le 4mila e le 5mila le missioni di volo partite nel complesso dalle basi del continente, e ha citato come esempio la Romania, dove l'aeroporto della capitale Bucarest avrebbe dovuto limitare il traffico aereo commerciale perché utilizzato come deposito per le cisterne destinate al rifornimento in volo degli aerei militari.
La replica del ministero della Difesa italiano è arrivata a stretto giro, e non ha lasciato spazio a fraintendimenti: le parole di Rutte sono state definite un messaggio totalmente fallace, che confonderebbe la natura dei voli realmente autorizzati dall'Italia. Dal dicastero guidato dalla ministra Guido Crosetto si è ribadito che il nostro paese autorizza esclusivamente i voli previsti dai trattati in vigore, che escludono in modo categorico qualunque attività cinetica, cioè operazioni di combattimento vere e proprie. Le uniche attività concesse alle forze americane, secondo la Difesa, sarebbero di natura tecnica e logistica, nel pieno rispetto delle procedure previste dagli accordi bilaterali già esistenti tra Roma e Washington.
Le dichiarazioni del numero uno della Nato hanno comunque scatenato la reazione delle opposizioni italiane, che chiedono ora alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni di venire in Parlamento a fornire chiarimenti. Il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte ha parlato di un governo che avrebbe sempre detto sì a Washington, dalle spese militari fino agli accordi sui dazi, sostenendo che le parole di Rutte confermerebbero i sospetti sul coinvolgimento italiano in quella che ha definito una guerra illegittima. Sulla stessa linea si sono mossi i due co-portavoce di Alleanza Verdi e Sinistra, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, che hanno parlato di una vicenda comunque grave, chiedendo al governo di chiarire se sia stato il Parlamento a non essere informato correttamente oppure se le parole del segretario della Nato siano imprecise. |