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Nuovi pesanti attacchi americani in Iran
Bombardamenti nella notte. Il comando Usa: «A segno su 80 obiettivi». Teheran: «Violata l'intesa, colpite le loro basi in Bahrein e Kuwait». Impennata del greggio sui mercati
Nella notte tra martedì e mercoledì gli Stati Uniti hanno lanciato una nuova ondata di attacchi contro l'Iran, colpendo oltre 80 obiettivi militari sul territorio della Repubblica islamica. Lo ha comunicato il Comando centrale statunitense (Centcom), spiegando di aver preso di mira sistemi di difesa aerea iraniani, reti di comando e controllo, postazioni radar costiere, capacità missilistiche antinave e oltre 60 piccole imbarcazioni del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche nello Stretto di Hormuz e nelle zone circostanti. Secondo fonti americane citate da Axios, i raid sono stati quattro o cinque volte più estesi e potenti rispetto a quelli condotti dieci giorni prima.
Washington ha motivato l'operazione come risposta agli attacchi di Teheran contro tre navi mercantili in transito nello Stretto di Hormuz, tra cui petroliere battenti bandiera del Qatar e dell'Arabia Saudita. Poche ore prima dei raid, il dipartimento del Tesoro statunitense aveva inoltre revocato la deroga che permetteva all'Iran di produrre ed esportare petrolio fino al 21 agosto, misura che rappresentava un pilastro dell'accordo per il cessate il fuoco raggiunto lo scorso 18 giugno.
La reazione iraniana non si è fatta attendere. Le Guardie Rivoluzionarie hanno rivendicato un'operazione con missili e droni contro 85 installazioni militari statunitensi, in particolare la base della Quinta Flotta Usa in Bahrein e la base aerea di Ali al-Salem in Kuwait, sostenendo di aver abbattuto anche un drone americano MQ-9. In entrambi i Paesi del Golfo sono scattati gli allarmi antiaerei, con la popolazione invitata a raggiungere rifugi sicuri; l'esercito kuwaitiano ha comunicato di aver intercettato missili e droni ostili in arrivo.
Il ministero degli Esteri iraniano ha accusato gli Stati Uniti di aver più volte violato il memorandum d'intesa siglato a giugno, promettendo ritorsioni. Sulla stessa linea il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, che ha parlato di gravi violazioni dell'accordo da parte americana, elencando tra i motivi le restrizioni nello Stretto, le minacce di nuovi attacchi, il ripristino delle sanzioni petrolifere e gli attacchi nel sud dell'Iran, aggiungendo che il Paese non è disposto a cedere.
La nuova escalation arriva mentre a Ankara è in corso il vertice Nato. Il segretario generale dell'Alleanza, Mark Rutte, ha definito la risposta americana necessaria, sostenendo che fosse l'Iran a violare la tregua con gli attacchi alle navi nello Stretto. Anche il ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto, è intervenuto assicurando che il personale militare italiano impegnato nei teatri operativi internazionali non risulta coinvolto negli eventi in corso, ma che la situazione resta sotto stretto monitoraggio.
L'escalation ha avuto ripercussioni immediate sui mercati: il prezzo del petrolio è salito di quasi il 3% nelle contrattazioni asiatiche, con il greggio statunitense arrivato a superare i 72 dollari al barile, mentre in Europa il prezzo del gas è schizzato sopra i 48 euro. |
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08-07-2026
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