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L'Italia lavora di più, ma guadagna di meno

Lo dice l'Employment Outlook 2026 dell'Ocse. Scende ancora il potere di acquisto, i salari reali calano dello 0,9%. Occupazione record al 62,8% ma resta 9,3 punti sotto la media dell'organizzazione

Il rapporto Employment Outlook 2026 dell'Ocse, presentato a Parigi, restituisce un'immagine contrastante del mercato del lavoro italiano: buoni i numeri sull'occupazione, meno confortante il capitolo salari.

Partiamo dai dati positivi. A maggio 2026 la disoccupazione in Italia è scesa al 5%, un minimo storico, ormai in linea con la media Ocse del 4,9%. Nell'ultimo anno il calo è stato di 1,5 punti percentuali, un andamento in controtendenza rispetto a due terzi dei Paesi dell'area, dove il tasso è invece tornato a salire. L'Italia si colloca così, insieme a Grecia, Portogallo e Spagna, tra i pochi Paesi del Sud Europa dove la disoccupazione continua a scendere. Anche il tasso di occupazione ha toccato un record, il 62,8% nel primo trimestre dell'anno, ma resta comunque uno dei più bassi dell'intera area Ocse: 9,3 punti percentuali sotto la media, che si attesta al 72,1%. Il divario è particolarmente marcato tra donne e giovani, e negli ultimi mesi la crescita occupazionale italiana ha rallentato rispetto agli altri Paesi del Mediterraneo.

Il problema principale, secondo l'Ocse, riguarda i salari reali, cioè le retribuzioni calcolate al netto dell'inflazione. Nel primo trimestre 2026 erano cresciuti dell'1,3% su base annua, grazie al rallentamento dei prezzi, ma restano ancora inferiori del 6,1% rispetto ai livelli del primo trimestre 2021: si tratta del divario più ampio tra le grandi economie dell'organizzazione. A pesare ora è la nuova impennata dei prezzi dell'energia, legata anche alle tensioni in Medio Oriente, che sta spingendo di nuovo l'inflazione verso l'alto e le buste paga verso il basso. Per questo l'Ocse prevede per l'Italia un calo dei salari reali dello 0,9% nel 2026, seguito da una crescita modesta, appena dello 0,2%, nel 2027, anche a causa dei pochi rinnovi contrattuali previsti e della debolezza persistente del mercato del lavoro.

Il segretario generale dell'Ocse, Mathias Cormann, ha sintetizzato così la fotografia complessiva a livello internazionale: i mercati del lavoro restano dinamici, con l'occupazione ai massimi storici e la disoccupazione vicina ai minimi, ma il potere d'acquisto dei lavoratori non riesce a tenere il passo. Secondo l'organizzazione la strada da seguire passa dall'aumento della produttività, attraverso istruzione, formazione continua e maggiore mobilità nel mercato del lavoro.

Il rapporto dedica inoltre un approfondimento alle disparità territoriali italiane, tra le più marcate dell'area Ocse: nelle province con i risultati peggiori il tasso di disoccupazione è più di quattro volte superiore rispetto a quelle con i risultati migliori, a fronte di una media Ocse di circa il doppio. Dall'inizio degli anni Dieci queste distanze si sono comunque ridotte del 10,4%, complice anche la mobilità di lavoratori più giovani e istruiti verso le aree più dinamiche del Paese. Infine, l'Ocse segnala una crescente diffusione, anche in Italia, delle clausole di non concorrenza nei contratti di lavoro, uno strumento che limita la possibilità dei dipendenti di cambiare azienda o mettersi in proprio, e che secondo l'organizzazione rischia di frenare ulteriormente la crescita dei salari.
08-07-2026

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