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Agire
Caso dei "30 secondi", condannato ex sindacalista

Un anno e due mesi all'uomo per violenza sessuale. Il procedimento aveva suscitato polemiche perché l'imputato era stato assolto: secondo i giudici, la donna in 30 secondi avrebbe potuto opporsi

La Corte d'Appello di Milano ha condannato a un anno e due mesi di reclusione l'ex sindacalista Cisl Raffaele Meola, che lavorava all'aeroporto di Malpensa, per violenza sessuale ai danni di Barbara D'Astolto, all'epoca hostess. La decisione arriva al termine del processo d'appello bis, disposto dalla Cassazione dopo un iter giudiziario durato otto anni.

La vicenda risale al marzo 2018, quando la donna si era rivolta a Meola per chiedere aiuto in una vertenza legata a una presunta discriminazione sul posto di lavoro. Durante quell'incontro, secondo l'accusa, si sarebbero consumati gli abusi. In primo grado, davanti al Tribunale di Busto Arsizio, e poi in appello, l'uomo era stato assolto entrambe le volte: i giudici avevano infatti ritenuto che l'episodio si fosse protratto per una finestra temporale di 20-30 secondi, un lasso di tempo che, a loro giudizio, avrebbe permesso alla donna di reagire o allontanarsi. Quella motivazione aveva sollevato accese polemiche nel mondo politico, giuridico e tra le associazioni impegnate nella tutela delle donne, riaprendo il dibattito sul consenso nei processi per violenza sessuale.

Contro la doppia assoluzione avevano fatto ricorso sia la Procura generale di Milano sia la parte civile. Nel febbraio 2025 la terza sezione penale della Cassazione aveva accolto le richieste del sostituto procuratore generale Fulvio Baldi, annullando la sentenza e disponendo un nuovo processo davanti a una diversa sezione della Corte d'Appello. Per i giudici di legittimità, il ritardo nella reazione della vittima è irrilevante ai fini della configurazione del reato, perché la sorpresa di fronte all'abuso può essere tale da superare la volontà contraria, mettendo chi lo subisce nell'impossibilità di difendersi.

Nel nuovo processo, davanti alla seconda sezione penale presieduta da Enrico Manzi, il sostituto pg Angelo Renna aveva chiesto una condanna a due anni; i giudici si sono fermati a un anno e due mesi, riconoscendo comunque all'imputato una provvisionale di 10mila euro a favore della donna, oggi 49enne. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni.

Al termine dell'udienza la donna, assistita dall'avvocato Gionata Bonuccelli, ha commentato con sollievo la decisione, parlando di un prezzo molto alto pagato in questi anni e della speranza che quella di oggi sia la parola definitiva su questa vicenda. Lo stesso legale ha definito la sentenza uno spartiacque sul tema del consenso violato, annunciando inoltre un ulteriore procedimento per diffamazione a mezzo stampa, aperto davanti al Tribunale di Novara in relazione ad alcune dichiarazioni rilasciate dall'imputato, il cui giudizio prenderà avvio a settembre.
10-07-2026

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