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Legge elettorale, Meloni: "Serve riflessione"

Tensioni nell'esecutivo dopo la debacle di martedì in Aula, con la maggioranza battuta sul voto segreto in Commissione. Ma Ciriani ribadisce: "Il governo va avanti". Tajani: "Incidente di percorso". Ma cresce l'ipotesi di voto anticipato a giugno

La legge elettorale continua a tenere banco alla Camera, all'indomani della bocciatura dell'emendamento sulle preferenze che ha mandato sotto la maggioranza. Nella seduta di ieri, con voto segreto ottenuto su richiesta delle opposizioni, non è passato l'emendamento presentato da Fratelli d'Italia, Noi Moderati e Udc, sul quale anche Lega e Forza Italia avevano annunciato il via libera. Il testo è stato respinto con 188 voti contrari contro 187 favorevoli, un solo voto di scarto che ha acceso lo scontro politico.

Oggi il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, ha voluto rassicurare sulla tenuta dell'esecutivo. Ospite di Sky TG24, ha dichiarato che il governo non intende affatto interrompere la propria esperienza, sottolineando l'orgoglio per la stabilità garantita al Paese in questi anni. Ciriani ha spiegato che il programma prevedeva il voto finale alla Camera entro domani sera, ma che ora bisognerà vedere come procederanno i lavori parlamentari nella giornata odierna. La priorità resta chiudere l'esame a Montecitorio, per poi passare la legge al Senato senza l'emendamento sulle preferenze, un esito che il ministro ha definito un peccato, ricordando comunque che l'altro ramo del Parlamento potrà eventualmente correggere il testo, dal momento che al Senato non è previsto il voto segreto su questo tipo di provvedimenti.

Interpellato sull'ipotesi di elezioni anticipate, Ciriani ha risposto in modo netto, ribadendo che l'esecutivo non ha alcuna intenzione di concludere anzitempo la propria esperienza di governo. Ciriani è tornato anche sulle polemiche legate alla parità di genere nella legge elettorale, difendendo la posizione della maggioranza. Secondo il ministro, l'emendamento bocciato ieri veniva descritto come l'introduzione delle preferenze, ma in realtà avrebbe mantenuto di fatto liste bloccate con capilista predeterminati. Ciriani ha rivendicato la coerenza della premier Giorgia Meloni sulla vicenda, definendo il voto di ieri non solo una scelta politica ma un voto contro un sistema di autoconservazione dei parlamentari.

Di segno opposto la lettura della segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, secondo cui la legge elettorale bocciata conteneva diversi problemi, tra cui un premio di maggioranza giudicato eccessivo, nel tentativo di introdurre di fatto il premierato. Schlein ha inoltre accusato la premier di essere stata pronta, pur di difendere il proprio potere, a sacrificare la parità di genere anche nella composizione dei capilista, definendo il voto di ieri una punizione per l'ennesima arroganza del governo. La segretaria dem ha anche sottolineato come la frattura nella maggioranza riguardi in primo luogo gli alleati della premier, criticando l'atteggiamento dell'esecutivo che, a suo dire, proseguirebbe come se nulla fosse accaduto.

Nel frattempo, la seduta alla Camera è ripresa dopo una sospensione, con il relatore di maggioranza che ha annunciato un cambio di parere su due emendamenti riguardanti proprio il tema delle preferenze, uno a firma di un deputato vicino al generale Vannacci e l'altro sottoscritto da due parlamentari del gruppo misto, entrambi rimessi alla decisione dell'Aula. Anche il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, è intervenuto sulla vicenda, parlando di un regolamento di conti interno al centrodestra, mentre le opposizioni continuano a chiedere alla maggioranza di fermarsi e trarre le conseguenze politiche di quanto accaduto.
15-07-2026

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