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Caso Fakir, scattato il nuovo “scudo penale”
Introdotto per tutelare gli agenti coinvolti nel fermo, è la prima volta che viene applicato. Il pm: "I fatti sono più estesi rispetto al video diffuso in rete"
Abderrahim Fakir, cittadino marocchino di 43 anni, è morto ieri a Bologna, nel quartiere Pilastro, durante un intervento della polizia in via Svevo. Sul caso la Procura ha applicato per la prima volta la nuova normativa che introduce una sorta di scudo penale per gli agenti delle forze dell'ordine, iscrivendo i nomi delle persone coinvolte in un registro speciale, il modello 45 bis, riservato alle annotazioni preliminari nei casi in cui si ipotizzi un reato commesso in presenza di una possibile causa di giustificazione, come la legittima difesa. Al momento, dunque, non risulta alcun indagato in senso tecnico.
Le persone iscritte nel registro sono sei: due poliziotti del commissariato Bolognina Pontevecchio e quattro operatori sanitari del 118 intervenuti sul posto. Secondo la prima ricostruzione della Procura, guidata da Paolo Guido con il pm Domenico Ambrosino, tutto è iniziato quando alcuni residenti hanno chiamato il numero unico per le emergenze segnalando un uomo in evidente stato di agitazione, che se la sarebbe presa con il conducente di un'auto in ingresso in un garage vicino al luogo dove poi Fakir è morto. Sono così arrivate sia una volante della polizia sia un'ambulanza del 118.
Dagli accertamenti è emerso che, nel momento in cui hanno richiesto l'intervento sanitario, gli agenti avrebbero segnalato la presenza di un uomo alle prese con una crisi psichiatrica. Poco dopo, secondo la ricostruzione, Fakir avrebbe colpito l'auto della polizia. Gli agenti, alla presenza del personale sanitario, avrebbero quindi fatto uso di spray urticante e lo avrebbero immobilizzato a terra con l'aiuto di un civile, ammanettandolo. In un video diffuso sui social si sente l'uomo gridare aiuto, chiedendo che venisse fermato quanto stava accadendo, prima di smettere di muoversi e perdere i sensi.
La Procura ha precisato che le indagini non si limiteranno alle immagini circolate online, ma riguarderanno l'intero arco temporale dell'intervento, comprese le comunicazioni radio tra gli operatori di polizia e le centrali operative, oltre al comportamento del personale sanitario, sul quale anche l'Azienda Usl di Bologna ha avviato verifiche interne.
Il caso ha immediatamente acceso il dibattito pubblico. L'avvocato Fabio Anselmo, che assiste la famiglia di Fakir e che in passato ha seguito casi analoghi come quello di Stefano Cucchi, ha chiesto che le indagini vengano affidate a un organismo autonomo e non alla stessa polizia coinvolta nei fatti, come previsto dagli standard della Corte europea dei diritti dell'uomo. Sul piano politico, diversi esponenti dell'opposizione hanno criticato l'applicazione della nuova norma, mentre da altre parti si è sottolineata la necessità di attendere l'esito completo delle indagini prima di esprimere valutazioni definitive sull'accaduto. |
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20-07-2026
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