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Diego Rivera e la costruzione dell’arte moderna in Messico nel XX secolo

Fino al 13 dicembre ai Musei Capitolini si ripercorre un viaggio tra i colori del Messico attraverso un’incredibile selezione di oltre 140 opere, di cui trenta di Diego Rivera, il pittore e muralista messicano più conosciuto al mondo

“Messico e nuvole, la faccia triste dell’America”, recita un passaggio della canzone “Messico e nuvole”, l’ultima traccia dell’album “La mia gente” (1970) di Enzo Jannacci. Oltre mezzo secolo dopo, queste note (per chi le conosce) riecheggiano nella mente dopo aver visitato la retrospettiva accolta ai Musei Capitolini, nello spazio di Villa Caffarelli, che omaggia l’artista più influente dell’arte messicana del XX secolo. A prescindere dalla sua riconosciuta (e riconoscibile) produzione murale, la traiettoria artistica del celebre pittore e muralista Diego Rivera (1886-1957) incarna alla perfezione l’iter seguito da un’intera generazione di artisti che ridefinì la cultura visiva del Paese. Allestita fino al 13 dicembre, l’esposizione è un viaggio tra i colori della nazione dai mille volti, attraverso un’accurata selezione di oltre 140 opere, di cui 30 proprio di Rivera. Un’opera, la sua, che rappresenta una cerniera tra passato e futuro; sempre però con una profonda curiosità nei confronti del presente sociale.

Accanto alle opere di Rivera, che a oltre sei decenni dalla sua morte continua a essere riconosciuto sia come protagonista dell’arte moderna in Messico sia come propulsore di idee, concetti e tecniche che coadiuvarono a tratteggiare il panorama artistico globale, la mostra presenta capolavori di grandi artisti: da Frida Kahlo a José María Velasco, da José Clemente Orozco a David Alfaro Siqueiros. E ancora: María Izquierdo, Tamayo, Lozano, Montenegro, Ruiz, Dr. Atl, Saturnino Herrán e tanti altri. 

La rassegna si sviluppa in quattro aree tematiche: accademia e tradizione (la formazione di Rivera, tra accademie e scuole di belle arti); il contributo di Rivera e del Messico alle avanguardie del Vecchio Continente (focus sul Cubismo e sulle avanguardie europee e sull’apporto originale degli artisti messicani alla scena mondiale); il Rinascimento culturale messicano (esamina la stagione successiva alla Rivoluzione quando le arti visive, la letteratura, l’architettura e la musica confluiscono nella definizione di una nuova identità nazionale); oltre il Realismo sociale (approfondisce la disseminazione di modelli e idee oltre i canoni del Muralismo, l’avanguardia latinoamericana per eccellenza promossa nel 1921 da José Vasconcelos e consolidata dagli artisti José Clemente Orozco, David Alfaro Siqueiros e dallo stesso Rivera, verso ricerche che allargano il lessico dell’arte moderna messicana e ne confermano la vitalità nel lungo periodo).

L’esposizione “Diego Rivera e la costruzione dell’arte moderna in Messico nel XX secolo”, che esalta l’arte “come strumento di ricostruzione civile, di emancipazione popolare, di riflessione collettiva e di definizione di una nuova identità messicana”, come ha spiegato il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, è curata da Miguel Fernández Félix e Alberto González Torres, rispettivamente direttore del Museo Kaluz (Città del Messico) e direttore del Museo Robert Brady (Cuernavaca). Ad arricchire la retrospettiva ci sono alcuni video e fotografie suggestive, tra cui alcuni scatti di Diego Rivera realizzati da Tina Modotti, una donna unica e poliedrica, che ha dedicato la sua intera esistenza a due grandi passioni: l’arte e la rivoluzione.

DIEGO RIVERA E LA COSTRUZIONE DELL’ARTE MODERNA IN MESSICO NEL XX SECOLO
Musei Capitolini, Villa Caffarelli
Piazzale Caffarelli, 2, Roma
Orari: tutti i giorni dalle 9:30 alle 19.30 (ultimo ingresso un’or prima della chiusura)
Biglietti: Euro 15 intero, Euro 13 intero ridotto
Info e prenotazioni: www.museicapitolini.org
M.C.
20-07-2026

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