METEO
BORSA
25/07/2026 02:48
ECONOMIA
UTILITIES
Oroscopo del Giorno
Mappe
Treni: Orari e Pren.
Alitalia: Orari e Pren.
Meridiana: Orari e Pren.
Airone: Orari e Pren.
Calcolo Codice Fiscale
Calcolo ICI
Calcolo Interessi Legali
Calcolo Interessi di Mora
Verifica Partite IVA
Ricerca C.A.P.
Ricerca Raccomandate
Ricerca Uffici Giudiziari
Gazzetta Ufficiale
Scattati i nuovi dazi imposti da Trump

La mossa, secondo Washington, punta a contrastare il ricorso al lavoro forzato nelle catene globali di approvvigionamento, ma segna in realtà un nuovo capitolo della guerra commerciale lanciata dal Presidente Usa

Da oggi, venerdì 24 luglio, sono entrati in vigore i nuovi dazi imposti dall'amministrazione americana a oltre 60 partner commerciali, con aliquote comprese tra il 10% e il 12,5%. La mossa, secondo Washington, punta a contrastare il ricorso al lavoro forzato nelle catene globali di approvvigionamento, ma segna in realtà un nuovo capitolo della guerra commerciale lanciata dal presidente Donald Trump.

I nuovi dazi sostituiscono le tariffe temporanee del 10% introdotte alcuni mesi fa dall'amministrazione americana attraverso la Sezione 122 del Trade Act del 1974, la cui validità era limitata per legge a 150 giorni e scadeva proprio oggi. Quelle tariffe erano state adottate dopo che la Corte Suprema, lo scorso febbraio, aveva dichiarato illegali gran parte dei dazi imposti da Trump nel corso del suo secondo mandato.

Per aggirare la sentenza della Corte, l'amministrazione ha questa volta fatto ricorso alla Sezione 301 dello stesso Trade Act, una norma che autorizza il presidente a imporre dazi contro Paesi accusati di pratiche commerciali ritenute ingiustificabili, irragionevoli o discriminatorie, e che secondo gli osservatori offre una base giuridica più solida rispetto a quella bocciata dai giudici. Il rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti, Jamieson Greer, ha sostenuto che gli Stati Uniti applicano da quasi un secolo un rigoroso divieto di importazione legato al lavoro forzato, ed è ormai tempo che anche i partner commerciali americani facciano lo stesso.

Il meccanismo scelto dall'amministrazione distingue i Paesi in base alla presenza o meno di leggi contro il lavoro forzato: a chi ne è dotato è stato applicato un dazio del 10%, mentre ai Paesi privi di una normativa in materia è stata addebitata una maggiorazione aggiuntiva del 2,5%, che porta l'aliquota al 12,5%. Rientrano in questa fascia più alta la Cina e il Brasile, mentre per l'Unione europea, il Giappone, la Corea del Sud, il Canada e il Regno Unito si applica l'aliquota base del 10%. Il caso dell'India mostra come il meccanismo possa evolvere nel tempo: il Paese è stato spostato dal 12,5% al 10% dopo l'approvazione di una legge contro il lavoro forzato, segno che i Paesi coinvolti potrebbero ottenere riduzioni compiendo progressi in questo ambito.

Restano escluse dal nuovo regime le merci già soggette a dazi specifici legati alla sicurezza nazionale, come acciaio, alluminio, automobili e relativi componenti, oltre a petrolio, gas, fertilizzanti e altri beni che gli Stati Uniti non producono internamente. Nel complesso, le nuove tariffe coprono circa il 99,4% del commercio statunitense.

La Commissione europea ha reagito con cautela, sottolineando attraverso una portavoce che l'Unione ha già rispettato la propria parte degli accordi commerciali concordati con Washington e si aspetta che gli Stati Uniti continuino a rispettare i termini della dichiarazione congiunta Ue-Usa. Toni più duri sono arrivati dalla vicepresidente della Commissione, Kaja Kallas, che ha definito i nuovi dazi una sorpresa negativa, priva di un reale fondamento, esprimendo dubbi sulla motivazione legata al lavoro forzato. Anche il Brasile ha reagito con durezza, definendo la misura arbitraria e ingiustificata e annunciando l'intenzione di introdurre dazi di ritorsione contro gli Stati Uniti.
24-07-2026


Copyright 2006 © Cookie Policy e Privacy