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Inflazione, Istat: a luglio cala al 2,8%

La flessione dal 3,0% dello scorso giugno. Il cosiddetto "carrello della spesa" si mantiene a +1,3%. Secondo l'Istituto cresce anche la fiducia di imprese e consumatori

A  luglio 2026 l'inflazione italiana scende al 2,8% su base annua, dal 3,0% di giugno, con un aumento dello 0,2% rispetto al mese precedente. Il rallentamento è dovuto soprattutto al calo dei prezzi degli alimentari non lavorati e degli energetici non regolamentati, mentre spingono in senso opposto gli alimentari lavorati e gli energetici regolamentati, in forte accelerazione.

L'inflazione di fondo, che esclude energia e alimentari freschi, resta stabile all'1,6%. I prezzi dei beni rallentano leggermente al 3,1%, mentre quelli dei servizi restano fermi al 2,6%. Il carrello della spesa, cioè i beni alimentari e per la cura della casa e della persona, mantiene una crescita dell'1,3%.

Sul fronte mensile, a spingere i prezzi verso l'alto sono stati soprattutto gli energetici regolamentati e i servizi di trasporto, mentre a frenarli hanno contribuito il calo degli alimentari non lavorati e degli energetici non regolamentati.

L'indice armonizzato europeo scende invece dell'1% su base mensile, per effetto dei saldi estivi non considerati dall'indice nazionale, e sale del 2,9% su base annua. L'inflazione acquisita per l'intero 2026 sale al 2,7%.

L'Istat poi registra un miglioramento del clima di fiducia sia tra i consumatori sia tra le imprese italiane. Secondo l'istituto di statistica infatti, l'indicatore di fiducia dei consumatori sale da 92,4 a 94,2, mentre l'indicatore composito relativo alle imprese passa da 95,3 a 95,6. Tra i consumatori si registra un deciso miglioramento sia del clima economico, che passa da 87,6 a 90,9, sia di quello relativo alle aspettative future, che sale da 87,4 a 89,8. Anche il clima personale e quello corrente mostrano un progresso, rispettivamente da 94,2 a 95,4 e da 96,2 a 97,4. Tutte le componenti che concorrono al calcolo dell'indice mostrano quindi un andamento positivo, a eccezione dei giudizi sulla situazione economica familiare, in leggero calo, e delle opinioni sull'opportunità di risparmiare nella fase attuale.

Per quanto riguarda le imprese, la fiducia cresce nella manifattura, dove l'indice sale da 88,6 a 89,6, e nei servizi di mercato, dove l'aumento è da 97,2 a 98,1. Ancora più marcato il progresso nel commercio al dettaglio, che passa da 105,6 a 106,4. Il settore delle costruzioni è invece l'unico in controtendenza, con l'indice che scende da 101,6 a 96,8.

Sul fronte dei prezzi, l'ultimo dato disponibile diffuso dall'Istat riguarda il mese di giugno 2026, dato che la rilevazione di luglio sarà pubblicata soltanto il 12 agosto. A giugno l'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività è risultato invariato rispetto a maggio, con una crescita tendenziale del 3,0% su base annua, in lieve rallentamento rispetto al 3,2% registrato il mese precedente. Anche l'indice armonizzato europeo mostra una variazione mensile nulla e un aumento tendenziale del 3,0%, mentre l'indice per le famiglie di operai e impiegati, al netto dei tabacchi, segna una crescita tendenziale del 2,9%.

Nel secondo trimestre del 2026 i prezzi al consumo misurati con l'indice armonizzato mostrano un aumento più marcato per le famiglie con livelli di spesa più bassi, pari al 3,7%, rispetto a un incremento più contenuto per quelle con livelli di spesa più elevati, fermo al 2,6%. Il lieve rallentamento dell'inflazione registrato a giugno riflette soprattutto l'attenuarsi delle tensioni sui prezzi degli alimentari non lavorati, dei servizi legati ai trasporti e di quelli ricreativi, culturali e per la cura della persona.
31-07-2026

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