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Agire
"Ritiro attacco all'Iran ma accordo subito"

Così Trump su Truth. La decisione su richiesta di Teheran e di altri paesi del Medio Oriente, a condizione che si arrivi rapidamente a un accordo sulla totale e immediata apertura dello Stretto di Hormuz e sulla fine della minaccia nucleare

Il presidente americano Donald Trump ha annunciato di aver accettato di ritirare il nuovo attacco previsto contro l’Iran, su richiesta di Teheran e di altri paesi del Medio Oriente, a condizione che si arrivi rapidamente a un accordo sulla totale e immediata apertura dello Stretto di Hormuz e sulla fine della minaccia nucleare iraniana.

Su Truth, Trump ha scritto che gli Stati Uniti sono pronti a intervenire contro la Repubblica islamica dell’Iran con livelli di forza e potenza militare mai visti dalla Seconda guerra mondiale, ma che, nonostante questo, è stato chiesto da Teheran e da altri paesi della regione di sospendere qualsiasi attacco nel quadro di un’intesa raggiunta. Il presidente ha aggiunto di aver accettato questa richiesta per il bene del futuro del mondo e per la sopravvivenza di un Iran prospero, a patto che si arrivi in tempi rapidi a un accordo, precisando che anche Israele si unisce a questo impegno e invitando tutte le parti a mettersi al lavoro per portare a termine l’operazione diplomatica.

La nuova, massiccia ondata di raid contro Teheran era attesa proprio in queste ore, ma a sorpresa il presidente americano ha annunciato di aver ripensato alla linea da seguire. Poco prima dell’annuncio, Trump aveva sentito telefonicamente il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, che gli avrebbe espresso preoccupazione per i piani di nuovi attacchi contro obiettivi energetici iraniani ed esortato a una de-escalation, chiedendo chiarimenti sul piano d’azione statunitense. Secondo quanto riporta Axios, il timore dei sauditi era che l’Iran potesse rispondere a un eventuale attacco colpendo le infrastrutture energetiche del regno e di altri paesi del Golfo.

Sempre secondo Axios, anche altre potenze regionali, tra cui Qatar, Emirati Arabi Uniti, Turchia e Pakistan, avrebbero esercitato pressioni sia sugli Stati Uniti sia sull’Iran nelle ultime ore. Il sito americano ha riferito che nei giorni scorsi i mediatori del Qatar hanno avuto colloqui separati con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, con l’inviato della Casa Bianca Steve Witkoff e con alcuni funzionari dell’Oman, nel tentativo di raggiungere un’intesa sulla riapertura dello Stretto di Hormuz, incontri in cui si sarebbero registrati progressi concreti.

Da Teheran, però, la reazione all’annuncio di Trump non è stata concordante. Fonti iraniane hanno replicato sostenendo che gli Stati Uniti avrebbero ormai esaurito i propri sistemi di difesa, aggiungendo che non ci si sarebbe dovuti mettere contro l’Iran. Il ministro degli Esteri Araghchi è intervenuto in una conversazione telefonica per commentare gli sviluppi della giornata.

Sul fronte diplomatico, meno di 24 ore prima dell’annuncio di Trump, le ambasciate statunitensi in Iraq, Giordania ed Emirati Arabi Uniti avevano diffuso avvertimenti ai cittadini americani, mettendoli in guardia sulla possibilità di attacchi da parte di Teheran, a testimonianza di quanto la tensione nella regione fosse arrivata a un punto critico prima della svolta diplomatica.
02-08-2026


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