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Ai Act, al via le nuove regole europee

Entra in vigore la fase più significativa del regolamento europeo che disciplina lo sviluppo e l'uso dell'intelligenza artificiale, con obblighi che coinvolgono il numero più ampio di aziende, enti e professionisti mai toccati finora dalla norma

La fase più significativa dell'AI Act, il regolamento europeo che disciplina lo sviluppo e l'uso dell'intelligenza artificiale, con obblighi che coinvolgono il numero più ampio di aziende, enti e professionisti mai toccati finora dalla norma, entra finalmente in vigore.

Il cambiamento più visibile per i cittadini riguarda la trasparenza: nasce il diritto di sapere in modo chiaro ed esplicito se a scrivere, parlare o mostrare qualcosa è una persona reale oppure un sistema automatico. La norma di riferimento è l'articolo 50 del regolamento, che impone a chi sviluppa e a chi utilizza sistemi di intelligenza artificiale di dichiarare in modo verificabile quando un testo, un audio, un video o una conversazione sono generati o manipolati da un algoritmo. L'obiettivo è evitare che qualcuno scopra solo in un secondo momento di aver parlato con una macchina o di aver guardato un contenuto sintetico senza saperlo prima.

Sono coinvolti i chatbot e gli assistenti vocali, che dovranno dichiarare la propria natura artificiale fin dall'inizio dell'interazione, ma anche testi, immagini, audio e video creati o modificati artificialmente, che dovranno riportare un'indicazione chiara della loro origine. Rientrano in questo obbligo anche i deepfake, ossia i contenuti che imitano persone reali in modo realistico.

Va precisato che l'AI Act non nasce oggi: alcune sue parti sono già operative da tempo. Dal febbraio 2025 sono vietati i sistemi considerati a rischio inaccettabile, come quelli destinati alla sorveglianza di massa. Dall'agosto dello stesso anno sono invece in vigore le regole sulla governance, cioè i controlli, le responsabilità e le modalità di supervisione, insieme al sistema delle sanzioni, e sono scattati anche gli obblighi per i fornitori dei modelli di intelligenza artificiale per finalità generali, quelli alla base dei principali chatbot, che devono rispettare requisiti di documentazione tecnica, trasparenza sui dati di addestramento e rispetto del diritto d'autore.

Le regole sui sistemi considerati ad alto rischio, che comprendono la valutazione di conformità, la gestione della qualità, la sorveglianza umana e la gestione degli incidenti, sono state invece rinviate: il termine è stato spostato al 2 dicembre 2027 per i casi che riguardano settori come istruzione, lavoro, credito e giustizia, e al 2 agosto 2028 per i sistemi incorporati in prodotti già regolati da altre normative, come dispositivi medici o macchinari. Questo rinvio riflette il tempo necessario perché gli standard tecnici armonizzati possano tradurre i requisiti generali del regolamento in specifiche operative concrete.

Nel frattempo restano comunque pienamente valide, indipendentemente da queste scadenze, le altre discipline che si intrecciano con l'AI Act, dalle pratiche vietate alla protezione dei dati personali, dal diritto del lavoro alla responsabilità contrattuale.

Il 2 dicembre 2026 scatterà inoltre un nuovo divieto introdotto dal cosiddetto Digital Omnibus, il pacchetto che ha in parte rivisto tempi e formule del regolamento originario: diventerà illegale l'uso di sistemi di intelligenza artificiale capaci di generare immagini intime non consensuali, i cosiddetti nudifier, o materiale pedopornografico, salvo l'adozione di adeguate salvaguardie tecniche da parte dei fornitori.
Il percorso di attuazione dell'AI Act, dunque, non si conclude con questa tappa, ma proseguirà negli anni successivi con ulteriori obblighi previsti dal regolamento, fino al completamento del quadro normativo nel 2028.
03-08-2026


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