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Gazzetta Ufficiale
Media: Khamenei sarebbe in punto di morte

Sono sempre più insistenti le voci da Teheran. Firmato il patto di difesa tra Turchia, Arabia Saudita e Pakistan: prevede un meccanismo che ricorda da vicino l'articolo 5 della Nato

Turchia, Arabia Saudita e Pakistan hanno firmato oggi a Gedda un patto di mutua difesa, siglato dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan, dal principe ereditario saudita Mohammed bin Salman e dal premier pachistano Shehbaz Sharif. L'intesa, battezzata Accordo di Difesa Congiunta della Mecca, prevede che qualsiasi attacco armato contro uno dei tre paesi venga considerato un attacco contro tutti loro, un meccanismo che ricorda da vicino l'articolo 5 della Nato.

Il patto arriva al termine di quasi un anno di trattative, ma gli sviluppi delle ultime settimane in Medio Oriente ne hanno accelerato la firma. Una fonte vicina all'esercito saudita ha spiegato che la questione era in discussione da tempo, ma i recenti sviluppi nella regione hanno fatto correre i tempi. Un funzionario turco ha precisato che l'accordo ha natura puramente difensiva, non è diretto contro alcun attore specifico, resta aperto all'adesione di altri paesi della regione e non sostituisce le intese bilaterali già esistenti tra i tre stati.

L'intesa si innesta su legami militari di lunga data tra i tre paesi. Il Pakistan fornisce da decenni addestramento e assistenza tecnica alle forze armate saudite e ha già schierato nel regno circa 8mila militari, oltre a caccia, droni e un sistema di difesa aerea, mentre Turchia e Pakistan si scambiano da tempo navi da guerra e velivoli da addestramento. Arabia Saudita e Pakistan avevano già annunciato un patto di difesa bilaterale nel 2025, un'intesa che aveva attirato grande attenzione internazionale poiché il Pakistan è l'unico paese del mondo musulmano dotato di armi nucleari.

L'accordo trilaterale nasce in un contesto di forte instabilità regionale, segnato dal conflitto tra Stati Uniti e Iran che ha coinvolto anche i paesi del Golfo e ha perturbato il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz e nel Mar Rosso. Il Pakistan aveva cercato di mediare per porre fine alla guerra tra Washington e Teheran, mentre la Turchia ha svolto un ruolo diplomatico nei negoziati sulla guerra a Gaza.

Sul fronte iraniano, intanto, continuano a circolare indiscrezioni sulle condizioni di salute della Guida Suprema Mojtaba Khamenei, succeduto al padre Ali dopo che quest'ultimo era rimasto ucciso, insieme ad altri familiari, in un attacco statunitense contro il complesso della Guida Suprema il 28 febbraio scorso. Secondo IranWire, sito d'informazione con sede a Londra che lavora con giornalisti della diaspora iraniana, due fonti vicine all'amministrazione del presidente Masoud Pezeshkian avrebbero riferito che ai massimi livelli del regime circolano insistentemente voci secondo cui Khamenei si troverebbe in condizioni estremamente critiche e potrebbe morire da un momento all'altro. Una delle fonti avrebbe aggiunto che non ci si sorprenderebbe se a breve giungesse notizia della sua morte.

Da quando ha assunto la guida del paese, Mojtaba Khamenei non ha mai fatto alcuna apparizione pubblica né ha tenuto discorsi trasmessi dai media, limitandosi a comunicazioni scritte diffuse dalle agenzie di stampa ufficiali iraniane. Secondo alcune fonti citate da IranWire, il nuovo leader sarebbe rimasto ferito, e forse sfigurato, nell'attacco in cui perse la vita il padre, e da allora si terrebbe nascosto, comunicando con i vertici del regime attraverso una rete di intermediari per evitare di essere individuato. Le indiscrezioni non hanno tuttavia ricevuto alcuna conferma indipendente né sono state confermate dal regime iraniano.
07-08-2026


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