Gaza, Netanyahu respinge il piano del Board of Peace
Il premier israeliano ha ribadito più volte che prima bisogna parlare di un disarmo reale e non soltanto apparente di Hamas, e ha aggiunto che Israele sta discutendo la questione direttamente con gli Stati Uniti
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha annunciato che Israele respinge il documento in quindici punti presentato dal Board of Peace per Gaza e sostenuto dagli Stati Uniti, ribadendo che le Forze di difesa israeliane non si ritireranno dalla Striscia finché Hamas non sarà effettivamente disarmato.
La dichiarazione è arrivata in apertura della riunione di gabinetto, quando Netanyahu ha precisato di intendere per disarmo la rinuncia ad armi pesanti, armi leggere, tutte le armi. Il premier ha ribadito più volte il concetto, sottolineando di parlare di un disarmo reale e non soltanto apparente, e ha aggiunto che Israele sta discutendo la questione direttamente con gli Stati Uniti.
Riguardo alle prospettive politiche future, Netanyahu ha anche affermato che finché resterà primo ministro non ci sarà alcuno Stato palestinese, né a Gaza né in Cisgiordania. Sul piano diplomatico, il premier ha spiegato che gli americani hanno proposto alcune idee, di cui alcune risultano accettabili per Israele mentre altre no, e che il suo governo sa come opporsi a queste ultime, come già dimostrato in passato.
Il piano del Board of Peace, accettato da Hamas la scorsa settimana, prevede che l'esercito israeliano torni sulla linea gialla originaria stabilita come demarcazione nell'ambito del cessate il fuoco dell'ottobre 2025, con un ridispiegamento che scatterebbe solo dopo l'avvio della consegna delle armi da parte del movimento islamista. Netanyahu pone invece una condizione più rigida, chiedendo che il disarmo sia completato prima di qualsiasi arretramento delle truppe.
Le forze israeliane si erano ritirate sulla linea gialla originaria in base all'accordo di ottobre, lasciando l'esercito in controllo di circa il 53% di Gaza, per poi espandere successivamente l'area sotto il proprio controllo fino a oltre il 60% del territorio. La posizione di Netanyahu indica quindi che l'esercito non tornerà, almeno inizialmente, nemmeno alla linea originaria prevista dal cessate il fuoco.
Il documento è il frutto di negoziati condotti separatamente tra Hamas, il Consiglio di pace presieduto da Donald Trump e i paesi mediatori, ovvero Egitto, Qatar, Turchia e Stati Uniti. La tabella di marcia approvata da Hamas la scorsa settimana prevede che Israele e le fazioni palestinesi interrompano le operazioni militari, con quattordici giorni di tempo per preparare un calendario dettagliato e un meccanismo di attuazione. L'ordine delle operazioni tra il disarmo di Hamas e il ritiro israeliano resta dunque il principale ostacolo politico all'attuazione del piano di pace. |