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Gazzetta Ufficiale
"Mladic sarà sepolto con tutti gli onori di Stato e militari"

Annuncio del governo serbo, che parla di "prassi per tutti i generali". E Belgrado chiede di accertare "la causa della morte" e "se Mladic abbia ricevuto cure adeguate"

Ratko Mladic, l'ex comandante militare serbo-bosniaco condannato per genocidio, crimini di guerra e crimini contro l'umanità, riceverà tutti gli onori militari e di Stato a cui ha diritto. Lo ha dichiarato il ministro della Giustizia serbo Nenad Vujic all'emittente locale K1, dopo la morte dell'ex generale avvenuta all'Aja.

Mladic, noto come il boia di Srebrenica o il macellaio dei Balcani, è morto a 84 anni in un ospedale penitenziario dell'Aja, dove stava scontando l'ergastolo. Era gravemente malato da mesi e aveva subito diversi ictus. Dal 2024 si trovava ricoverato in un ospedale psichiatrico e da un anno e mezzo era costretto a letto.

Il luogo della sepoltura sarà deciso dalla famiglia, mentre il governo serbo garantirà comunque gli onori di Stato. Vujic ha detto che spetta solo ai familiari decidere, aggiungendo che è certo che al generale Mladic saranno riservati tutti gli onori militari e di Stato che gli spettano. Il ministro ha annunciato che le autorità serbe sono pronte a partire per l'Aja non appena sapranno quali saranno i prossimi passi, in contatto regolare con la famiglia dell'ex generale.

Vujic ha inoltre annunciato l'invio di una lettera alle autorità dell'Aja, chiedendo che venga chiarita non solo la causa della morte, ma anche se Mladic abbia ricevuto cure adeguate nei suoi ultimi giorni di vita. La presidente del Meccanismo dell'Aja, Graciela Gatti Santana, ha già ordinato un'indagine completa sulle circostanze del decesso, una procedura standard che a Belgrado è stata interpretata come un'implicita ammissione di dubbio sulla vicenda.

Mladic era al comando delle forze serbo-bosniache responsabili del massacro di Srebrenica del 1995, in cui furono uccisi più di 8.372 uomini e ragazzi musulmani, riconosciuto come il primo genocidio avvenuto in Europa dalla fine della Seconda guerra mondiale. Condannato all'ergastolo nel 2017 dal tribunale delle Nazioni Unite per l'ex Jugoslavia, resta tuttora celebrato come un eroe da una parte della società serba, mentre in Bosnia le associazioni delle vittime hanno annunciato iniziative contro la glorificazione del suo nome. In Republika Srpska, l'entità serba della Bosnia-Erzegovina, sono state organizzate veglie e commemorazioni, ed esponenti politici locali lo hanno descritto come un comandante che avrebbe difeso il popolo serbo.
28-08-2026

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