|
|
In Borsa petrolio e gas di nuovo ai massimi
Sui mercati pesa lo stop imposto dall'Arabia Saudita al suo principale oleodotto. Listini mondiali appesantiti anche dal crollo dei titoli legati ai semiconduttori
Petrolio e gas tornano a correre sui mercati internazionali dopo lo stop imposto dall'Arabia Saudita al suo principale oleodotto, mentre le borse mondiali vivono una giornata pesante, appesantita anche dal crollo dei titoli legati ai semiconduttori.
L'oleodotto East-West, che attraversa il regno saudita collegando i giacimenti dell'est del paese ai terminal di esportazione di Yanbu, sul Mar Rosso, ha subito giovedì diversi attacchi con droni nelle regioni di Riad e Medina, lanciati dall'Iraq, che hanno portato l'Arabia Saudita a decretarne sabato la chiusura preventiva. L'infrastruttura rappresenta da sempre la principale via alternativa alla rotta marittima che passa per lo Stretto di Hormuz, e la sua interruzione elimina quindi la valvola di sfogo proprio mentre lo stretto è più a rischio del solito a causa delle tensioni in corso con l'Iran.
Le conseguenze sui prezzi si sono viste subito. Il Brent, il riferimento per il mercato europeo, è salito oltre i 107-108 dollari al barile, mentre il greggio di riferimento americano, il WTI, si è portato intorno ai 102 dollari, riconquistando così la soglia psicologica dei 100 dollari superata già la settimana scorsa. Secondo alcuni trader sentiti da Reuters, se il pompaggio attraverso l'oleodotto non dovesse riprendere nel giro di pochi giorni, l'Arabia Saudita rischia di perdere fino al 4% della propria offerta destinata all'export, dal momento che le scorte immagazzinate a Yanbu bastano a coprire solo cinque o sette giorni di spedizioni. Riad può contare anche sulle riserve stoccate nei porti egiziani di Ain Sukhna, sul Mar Rosso, e Sidi Kerir, sul Mediterraneo, ma pure questi depositi non sono ai livelli massimi e potrebbero esaurirsi rapidamente in caso di prolungato fermo dell'infrastruttura. A complicare il quadro c'è il fatto che, secondo l'Agenzia Internazionale dell'Energia, l'offerta petrolifera saudita era già scesa ad agosto ai livelli più bassi degli ultimi trent'anni, proprio a causa della riduzione dei flussi attraverso Hormuz e il Mar Rosso.
L'impennata del greggio si scarica inevitabilmente sui costi energetici e alimenta nuove pressioni inflazionistiche, in una settimana che si preannuncia decisiva per le principali banche centrali: mercoledì tocca alla Federal Reserve, che secondo gli analisti potrebbe trovarsi davanti a una scelta delicata anche su un possibile rialzo dei tassi, giovedì sarà il turno della Bank of England, mentre venerdì la Bank of Japan dovrebbe muoversi nella direzione opposta, alzando il proprio tasso di riferimento.
Alla tensione sul fronte energetico si è sommato un altro fattore di nervosismo, questa volta legato al mondo della tecnologia. Nel fine settimana alcuni vertici dei principali laboratori di intelligenza artificiale hanno pubblicamente chiesto una pausa nello sviluppo dei modelli più avanzati, richiamando l'attenzione sui rischi crescenti legati alla corsa dell'AI. Tra questi anche il numero uno di Anthropic, Dario Amodei, che in un lungo intervento pubblicato sabato ha annunciato nuove misure di sicurezza, come il ricorso a valutatori indipendenti, invitando l'intero settore a rallentare. L'appello ha riacceso tra gli investitori i dubbi sulla reale sostenibilità economica degli enormi investimenti che i colossi tecnologici stanno riversando nelle infrastrutture per l'intelligenza artificiale, innescando una nuova ondata di vendite sui titoli del comparto.
A farne le spese sono stati soprattutto i produttori di apparecchiature per semiconduttori. In Europa hanno ceduto pesantemente ASML, in calo di oltre il 4%, ASM International, che ha perso l'8%, e BE Semiconductor Industries, scesa di oltre il 6%. Anche i futures di Wall Street hanno risentito del clima negativo, con il Nasdaq atteso in apertura in ribasso di circa un punto percentuale.
Il risultato è una seduta pesante per le principali piazze finanziarie europee, con Piazza Affari e gli altri listini del Vecchio Continente scambiati tutti in territorio negativo. In questo scenario a due velocità, chi produce energia trae vantaggio dal rialzo del greggio, come nel caso di Eni, mentre altri titoli industriali, tra cui Prysmian, risultano penalizzati. La combinazione tra shock petrolifero e sell-off sui titoli tecnologici rende dunque questa giornata di borsa particolarmente difficile da leggere, con gli operatori divisi tra il timore per una nuova spirale inflazionistica legata all'energia e i dubbi sulla tenuta del rally che negli ultimi mesi ha sostenuto i mercati grazie proprio all'intelligenza artificiale. |
|
|
|
|
14-09-2026
|
|
|