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In Russia si vota per il nuovo parlamento

In palio ci sono 450 seggi. Si vota anche in Crimea, annessa nel 2014, e nei territori ucraini di Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia e Kherson, occupati militarmente e annessi da Mosca nel 2022

Da oggi, venerdì 18 settembre, e fino a domenica 20 settembre, i cittadini russi sono chiamati alle urne per rinnovare la Duma di Stato, la camera bassa del parlamento. In palio ci sono 450 seggi, assegnati con un sistema misto: metà con il proporzionale a lista bloccata in un collegio unico nazionale, con soglia di sbarramento al 5%, e metà con il maggioritario secco in altrettanti collegi uninominali. Si vota anche in Crimea, annessa nel 2014, e nei territori ucraini di Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia e Kherson, occupati militarmente e annessi da Mosca nel 2022.

Sono le prime elezioni parlamentari dall'inizio dell'invasione su vasta scala dell'Ucraina nel febbraio 2022, e si svolgono in un contesto molto diverso da quello di quattro anni e mezzo fa. I costi economici della guerra sono in aumento, gli attacchi ucraini contro raffinerie e infrastrutture logistiche russe hanno causato danni consistenti e l'opinione pubblica, che ormai percepisce il conflitto come qualcosa di vicino, appare sempre più stanca e provata.

Sulle schede non ci sarà una vera alternativa: figurano solo candidati approvati dal regime e partiti che rappresentano, di fatto, un'opposizione solo apparente al presidente Vladimir Putin e al suo partito, Russia Unita, che controlla la Duma da oltre vent'anni e che nella scorsa legislatura contava circa 320 deputati su 450. Chi si oppone realmente al governo viene incarcerato, costretto a fuggire all'estero o comunque escluso dalle candidature. In questa tornata elettorale è stato escluso anche Yabloko, l'unico partito che si dichiara apertamente contrario alla guerra: la Corte Suprema ne ha disposto l'esclusione accogliendo un ricorso presentato dal partito nazionalista Rodina.

Il malcontento verso il conflitto sta crescendo, e secondo i pochi sondaggi disponibili il sostegno a Russia Unita si attesta sui livelli più bassi mai registrati. Putin, in un discorso trasmesso dalla televisione di Stato pochi giorni prima dell'apertura delle urne, ha collegato apertamente l'esito del voto al sostegno ai soldati russi al fronte, affermando che la scelta degli elettori dimostrerà ancora una volta la vicinanza del popolo ai combattenti.

Cresce anche la preoccupazione per quello che potrebbe accadere dopo il voto: circolano da tempo voci su una nuova mobilitazione militare su larga scala, oltre a timori legati a possibili restrizioni dell'accesso a internet o a misure economiche drastiche. Un segnale di questo clima è arrivato a luglio, quando i russi hanno ritirato dai conti bancari più denaro che nei sei anni precedenti. Putin e il governo hanno più volte smentito l'ipotesi di una nuova mobilitazione, ma potrebbe bastare un inasprimento dei termini di quella già avviata nel settembre 2022, e mai formalmente chiusa, per costringere altre centinaia di migliaia di giovani russi ad arruolarsi.

Per queste elezioni è stato esteso il voto elettronico, già sperimentato a Mosca in occasione di consultazioni locali, ad altri 33 soggetti federali del paese, per un totale di circa 48 milioni di elettori aventi diritto. È stata inoltre adottata, anche se solo per cinque anni, una nuova mappa elettorale, che tiene conto dei cambiamenti demografici e delle annessioni territoriali degli ultimi anni. Sul fronte del monitoraggio internazionale, l'Osce non è stata invitata a osservare il voto, così come già accaduto per le presidenziali del 2024.
18-09-2026


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