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Scuola, verso tetto 30% di stranieri nelle classi
Si pensa a un decreto, dopo l'annuncio della premier Meloni dal palco della festa di Gioventù nazionale. Il ministro dell'Istruzione Valditara lavorerebbe alla stretta da più di un mese, con l'appoggio della presidente del Consiglio
Giorgia Meloni ha annunciato un provvedimento destinato ad arrivare presto in Consiglio dei ministri, forse già entro venerdì, che trasformerebbe in obbligo di legge il tetto del 30% di studenti stranieri per classe, oggi previsto soltanto da una circolare ministeriale del 2010, firmata dall'allora ministra Mariastella Gelmini. La premier ne ha parlato dal palco della festa di Gioventù nazionale, la formazione giovanile di Fratelli d'Italia, annunciando insieme al tetto anche l'obbligo per i genitori di studenti stranieri con gravi difficoltà di inserimento scolastico di imparare l'italiano, e il divieto di burqa e niqab negli istituti. Sul tema del tetto in classe, Meloni ha sostenuto che un solo bambino che non capisce l'italiano riesce di solito a integrarsi rapidamente, ma quando i bambini che non parlano la lingua diventano numerosi o addirittura maggioritari, il rischio è l'emarginazione anziché l'integrazione. Ha aggiunto che non è accettabile che in una classe italiana siano gli alunni italiani a sentirsi minoranza.
Il limite del 30%, in realtà, esiste già da sedici anni, ma nella pratica resta in gran parte inapplicato, soprattutto nelle scuole di quartieri e comuni a forte presenza di famiglie straniere, complici deroghe frequenti e uno scarso coordinamento tra i dirigenti scolastici. Il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara lavorerebbe alla stretta da più di un mese, con l'appoggio della premier. La nuova norma non riguarderebbe però tutti gli alunni senza cittadinanza italiana: resterebbero fuori i cittadini dell'Unione europea, equiparati per legge agli italiani, e i ragazzi nati in Italia che hanno già frequentato altre classi e conoscono la lingua. Il tetto varrebbe quindi soprattutto per chi ha cittadinanza extra-Ue e non conosce, o conosce poco, l'italiano: gli stessi individuati da bassi punteggi nei test Invalsi e dal mancato superamento delle prove di livello, anche se resta da stabilire come accertare in concreto queste competenze.
Secondo gli ultimi dati della Fondazione Ismu, relativi all'anno scolastico 2024/25, gli alunni con background straniero sono 931.323, pari all'11,6% del totale, con l'incidenza più alta alla primaria. Due terzi sono nati in Italia, una quota cresciuta molto nell'ultimo decennio. Quasi la metà proviene da paesi europei, con la Romania in testa, seguita da Albania, Marocco ed Egitto. Il 65% degli studenti stranieri vive al Nord, con Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto in testa, mentre al Sud la quota resta sotto il 5%. Le classi con oltre il 20% di alunni di prima generazione sarebbero circa mille su un totale di più di 300mila in tutta Italia, numeri che secondo diversi osservatori non configurano di per sé un'emergenza strutturale.
Il decreto prevederebbe che gli studenti vengano prima distribuiti tra le diverse classi della stessa scuola; qualora questo non bastasse, sarebbe l'Ufficio scolastico regionale a doversi occupare di smistarli in altri istituti vicini, con Valditara che ha assicurato che nessuno studente verrà mandato a decine di chilometri da casa, anche per non violare il diritto costituzionale all'istruzione. I presidi restano scettici: il presidente dell'Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli, ha escluso la possibilità di allontanare gli alunni dalle scuole dove sono già in numero prevalente. Alcuni giuristi, come il costituzionalista Salvatore Curreri, avvertono che una norma troppo rigida rischierebbe di ledere il diritto all'istruzione se comportasse lo sradicamento di minori e famiglie dai territori in cui vivono. |
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21-09-2026
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