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Onu, Trump a Putin: “Metta fine al conflitto”
A New York, al via l'Assemblea generale Onu con presidenti, primi ministri, ministri e diplomatici provenienti da tutto il mondo riuniti nella sede del Palazzo di vetro
New York si prepara a una settimana carica di tensione diplomatica, con l'apertura dell'ottantunesima sessione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite. Al Palazzo di Vetro si sono ritrovati capi di Stato e di governo da tutto il mondo, mentre secondo quanto riportato dal portale dell'Onu il contesto è segnato da divisioni crescenti tra i Paesi e da forti pressioni internazionali. Sul tavolo, oltre alla sicurezza e alle tensioni geopolitiche, ci sono le questioni economiche e, per la prima volta con un peso così rilevante, l'intelligenza artificiale.
Ad aprire i lavori è stato il segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres, con quello che potrebbe essere il suo ultimo discorso sullo stato del mondo, dato che il mandato scade il 31 dicembre e la corsa alla successione è già partita. Guterres ha parlato di linee di frattura che si stanno allargando, di crepe diventate voragini, di divisioni geopolitiche accentuate e disuguaglianze intensificate, sottolineando come il mondo si stia muovendo in modo ormai irreversibile verso un assetto multipolare. Il segretario generale ha inoltre esortato i leader presenti in aula a sfruttare al meglio questa settimana di alto livello per favorire la de-escalation e il dialogo in Medio Oriente, chiedendo che i combattimenti cessino, che gli aiuti umanitari possano fluire liberamente e che i diritti e le libertà di navigazione vengano pienamente ripristinati nel rispetto del diritto internazionale. Ha anche rilanciato la richiesta di una riforma del Consiglio di sicurezza, ricordando che l'organismo fu disegnato all'indomani della Seconda guerra mondiale e che oggi il potere passa sempre più attraverso i dati, la capacità di calcolo e gli algoritmi.
Dopo l'intervento introduttivo di Guterres è stata la volta del presidente dell'Assemblea generale, il bengalese Khalilur Rahman, e poi del presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva, secondo la consuetudine che dal 1955 assegna al Brasile il primo posto nel dibattito generale. Subito dopo ha preso la parola Donald Trump, come da tradizione che riserva al Paese ospitante il turno immediatamente successivo.
Nella giornata di apertura erano previsti anche gli interventi del re di Giordania Abdullah II, del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, dell'emiro del Qatar Tamim bin Hamad Al Thani e del presidente lituano Gitanas Nauseda. Nel pomeriggio hanno parlato inoltre il presidente francese Emmanuel Macron e il nuovo premier britannico Andy Burnham, succeduto a Keir Starmer lo scorso luglio. Parte della diplomazia più rilevante si gioca comunque fuori dall'aula: il presidente cinese Xi Jinping ha scelto di non presentarsi a New York, preferendo un vertice bilaterale con Trump a Washington su commercio, Taiwan e intelligenza artificiale.
Domani toccherà al presidente ucraino Volodymyr Zelensky e al presidente iraniano Masoud Pezeshkian, tra gli interventi più attesi della settimana. Giovedì sarà invece il turno del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che limiterà al minimo la sua permanenza a New York, e del presidente palestinese Mahmoud Abbas, il quale parlerà in videoconferenza perché per il secondo anno consecutivo gli Stati Uniti gli hanno negato il visto d'ingresso.
Alla settimana di dibattito si affiancano diversi vertici tematici: mercoledì è in programma un incontro sul clima, a dieci anni dall'accordo di Parigi, giovedì un appuntamento sull'innalzamento del livello del mare e venerdì un vertice sulla prevenzione delle pandemie. Il dibattito generale si concluderà lunedì 28 settembre, giorno che coincide anche con l'anniversario della dichiarazione di Durban contro il razzismo. |
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22-09-2026
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